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La premier lo rivela a margine delle celebrazioni del 2 giugno
2 Giugno 2025 10:27
Per i referendum abrogativi in programma l’8 e il 9 giugno, la premier Giorgia Meloni scioglie la riserva sulla sua decisione: “Vado a votare, non ritiro la scheda. È una delle opzioni”. La presidente del Consiglio lo ha detto arrivando ai Fori Imperiali per la Rivista Militare in occasione della Festa della Repubblica, rispondendo a chi le chiedeva una posizione sui referendum.
Magi: “Da Meloni indicazione furba ma falsa”
“Giorgia Meloni dice che andrà a votare ma non ritirerà le schede: una dichiarazione furba ma falsa perché non si può andare a votare non ritirando le schede di alcun referendum. Un invito di fatto all’astensione quindi, che fa impallidire soprattutto perché fatto durante la cerimonia del 2 giugno, quando gli italiani con un referendum scelsero al Repubblica. I cittadini sono liberi di andare a votare e i leader politici di dare le proprie indicazioni, ma che la premier mandi messaggi confusi che invitano alla non partecipazione al voto è agghiacciante: è evidente ormai che Meloni e tutta la sua maggioranza temono il voto. Nel giorno in cui si celebra la Repubblica nata dal referendum, il nostro invito è di andare a votare e votare Sì al referendum sulla cittadinanza”. Lo afferma il segretario di Più Europa Riccardo Magi, presidente del comitato promotore del referendum sulla cittadinanza.
I referendum, i 5 quesiti e la sfida del quorum
Cinque colori per cinque quesiti e il quorum che decide tutto. Manca poco ai referendum abrogativi che si terranno l’8 e il 9 giugno: si voterà domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15. Quattro schede sono dedicate al lavoro e una alla cittadinanza e si potrà esprimere la propria preferenza barrando il Sì o il No.
Oltre ai cittadini italiani maggiorenni iscritti nelle liste elettorali del proprio Comune di residenza, per la prima volta potranno partecipare anche gli elettori fuori sede: potranno infatti votare i cittadini domiciliati da almeno tre mesi in un Comune diverso da quello di residenza. Secondo i dati forniti dal Viminale, gli elettori ‘fuori sede’ ammessi al voto saranno 67.305, di cui 28.430 per motivi di lavoro, 38.105 per motivi di studio e 770 per cure mediche. Le province con maggior incidenza di ‘fuori sede’ sono Milano con 10.980 elettori, Torino con 9.691, Roma con 9.890 e Bologna con 7.785. Gli italiani residenti all’estero iscritti all’Aire, invece, voteranno come sempre per corrispondenza.
Perché il risultato sia valido, è necessario raggiungere il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto. Un traguardo tutt’altro che scontato, tanto che i partiti di maggioranza, contrari nel merito ai quesiti proposti, hanno deciso di invitare gli elettori a non recarsi alle urne, considerandolo un atto legittimo di dissenso e uno strumento per limitare l’affluenza. Sull’altro versante, le opposizioni — pur mantenendo alcune differenze di posizione — hanno in larga parte sostenuto la campagna referendaria, in particolare sui temi legati al lavoro e ai diritti di cittadinanza.
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www.lapresse.it è stato pubblicato il 2025-06-02 10:27:17 da LaPresse

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