[ad_1]
Sembrano storie da prima pagina di giornali nazionali, da trasmissione televisiva pomeridiana, lontane dalla città della Spezia e ancor di più dal quartiere di Mazzetta. Davanti a una platea di ottanta persone nell’oratorio della parrocchia di San Pietro Apostolo, il Maresciallo Maggiore Giuseppe Cristiano elenca i molteplici reati che possono configurare il bullismo: reati contro la persona, articoli 580 e seguenti del Codice Penale, istigazione al suicidio, percosse, lesioni, rissa, ingiuria, diffamazione, violenza sessuale, minaccia, atti persecutori e interferenze illecite nella vita privata; reati contro il patrimonio, articolo 624, 629, 635 del Codice Penale, furto, estorsione, danneggiamento; altri reati, articoli 494, 640ter e 660 del Codice Penale, sostituzione di persona, frode informatica, molestia o disturbo alle persone. “Ho inventariato le tipologie di reato estrapolandole da eventi che abbiamo affrontato nelle scuole della Spezia, non dalla cronaca nazionale. È successo e succede, qui”.
Il Maggiore è stato chiamato da Don Sergio e dagli animatori dell’oratorio per un incontro sul tema. Pochi gli adolescenti presenti, molti i nonni e i bambini. “L’incontro è stato organizzato sulla scia di quella che è la sensibilità della parrocchia da dodici, tredici anni – introduce il sacerdote -. La parrocchia intende supportare l’impegno educativo con competenze trasversali e supporto di psicologi e psicoterapeuti. Paolo Crepet, un nome per tutti, è venuto qui due volte. Ricordo anche un anno fa l’incontro con la polizia postale su problematiche riguardanti web e truffe”. Con linguaggio semplice e diretto, nell’autorità della divisa, il Maggiore Cristiano prende la parola: “Sono felice di avere la possibilità di parlare di queste tematiche in questo spazio. Con Don Sergio le esigenze si sono incontrate: a volte ci fermano per strada per chiederci informazioni su bullismo e dipendenze”. Nella relazione del Maggiore, emergono alcuni punti ricorrenti. Dapprima la rassicurazione con invito a rivolgersi: “Noi ci siamo, siamo qui vicino, in via Foscolo 103”. Poi il grido di allarme sulla mancanza di ascolto: “Attenzione: i nostri figli ci lanciano
campanelli di allarme in molti modi. Ci parlano anche quando cominciano a vestirsi tutti di nero, ci parlano quando si fanno venire mal di pancia, dermatiti o si sentono febbri inesistenti per non andare a scuola, ci parlano quando chiedono troppo spesso 10 euro”. Lo specifica, ancora: “Succede, qui e ora. Succede anche al figlio più insospettabile”.

“La nostra esperienza come Arma dei Carabinieri associa i problemi alla mancanza di ascolto lanciata da un figlio, spesso è una richiesta per un piccolo aiuto. Il genitore non se ne
accorge o, talvolta, non vuole ascoltare. Non abbiamo scoperto nulla di nuovo nel notare alla base la mancanza di un affetto, non proveniente dalla famiglia”. L’educazione comincia dal nucleo familiare. “Indagini svolte alla Spezia dimostrano che i figli che assistono continuamente a scontri tra le mura domestiche sono influenzati nel loro comportamento dai dissidi che vivono. I giovani sono fragili, non hanno gli strumenti emotivi per gestire la pressione dell’adulto”. Il Maggiore scorre casi nazionali tratti da varie testate e città italiane diverse, da nord a sud. E dagli Stati Uniti, poiché “studiare il disagio giovanile negli Usa significa avvantaggiarsi di quindici anni su ciò che arriverà in Italia. Ho comandato dieci anni la stazione di Riomaggiore, il 90% di turismo era straniero ad alta percentuale statunitense. Nel 2014 vedevo un certo tipo di costume soprattutto tra giovani americani: non viaggiavano con la carta di credito ma solo con il telefono. Mi chiedevo come facessero a girare senza nemmeno un po’ di spiccioli in tasca, un documento. In realtà nel loro cellulare avevano tutto: biglietto aereo, carta identità, portafoglio virtuale. A distanza di anni, ora, da qualche giorno dal nostro Ministero Trasporti è arrivato il via libera alla patente online”. Dal pubblico si alza una voce “ma è più facile falsificare i documenti online”. Pronta la risposta: “Sono nuovi fenomeni, bisogna interfacciarsi con la contemporaneità. Ora attenzione: le americane che arrivano, giovanissime, hanno tutte gli stessi visi”. Potere di cosmesi e chirurgia estetica.

Ma il comandante si sofferma anche sui casi cittadini: “Sono molti diffusi quelli di revenge-porn. Avete il diritto di andare a controllare i telefoni cellulari dei vostri figli. Andate a vedere quali foto salvano nella loro galleria di immagini. Una notte ho ricevuto la telefonata da un padre preoccupato per il figlio: il ragazzo aveva conosciuto una quindicenne che si era fatta inviare foto del ragazzo: prima un selfie in canottiera (e a lui aveva mandato foto in costume da bagno), poi al ragazzo è sfuggita qualche foto in più e la ragazza ha chiesto 100 euro per cancellare le foto inviate. È un caso diffusissimo, con modalità reiterate. Prima chiedono una ricarica del telefono: dapprima 10 euro, poi 20 euro,.. poi direttamente 100 euro. Il padre ha perso razionalità e tuonato che basta che lui non li senta più e i 100 euro li avrebbe pagati lui. Occorre però cercare di restare calmi: non si devono inviare soldi, bisogna dire che si va a denunciare. Perché denunciare si può, è lecito. E infatti la ragazza non si è più fatta sentire e le foto non sono mai uscite”.

Una modalità simile alla truffa che promette con un “mi piace” guadagni facili o criptovalute magiche. “Da un like su Facebook o un cuoricino su Instagram si finisce in genere su Telegram: più riservato, è un mondo infinito. Lì il locutore chiede un investimento di qualche migliaia di euro e poi sparisce”. Da cui qualche buona norma: “Gli attacchi sui social e su Whatsapp sono continui. Non lasciamo i nostri figli soli davanti alla tecnologia. Mettiamo i filtri per i siti più pericolosi”. Quanto alle dipendenze: “Avevo suggerito a un padre di controllare le tasche del figlio e si era quasi stizzito. Poi però deve averci ripensato e ha prestato un po’ più di attenzione. Ha controllato nel luogo dove il figlio a volte fa dei lavoretti in taverna e ha rinvenuto in una
scatola della sostanza stupefacente”. Cristiano svela una drammatica realtà: “Oggi incontriamo la droga anche alle medie, a 10 o 11 anni. I dati sono in costante accelerazione. Quando pensate che non possa toccare alla vostra famiglia, perché magari non lasciate disponibilità economica ai vostri figli, sappiate che sono sufficienti 5 euro per procurarsi una dose. E ci sono ragazzi che farebbero di tutto per quei 5 euro. Controllate le mani, le tasche, lo zaino. Ma ve lo ricordate quando prima del 2005 si poteva fumare nei locali? Quando tornavo a casa mia mamma mi diceva subito ‘hai fumato!’ e non era vero”.

Il mondo è cambiato, così come le abitudini. Ognuno è un po’ perso nel rettangolo del suo cellulare, nei reel che scorrono veloci: “Studi dimostrano che l’iperconnessione da 4 a 6 ore può provocare depressione e burn out. Ma questo noi lo sapevamo già: una camminata è molto più salutare. Vanno cambiati anche certi costumi. Una volta il nonno diceva al nipote di bere almeno due dita di vino rosso, che fa sangue. Il nipote aveva magari 8 anni. Vorrei ricordare che l’alcol è la prima causa di incidenti stradali e che il 25% di incidenti stradali avviene a ragazzi tra i 18 e i 25 anni. Sono quelli mortali”.

Dalla platea si alza un’altra mano. Una delle volontarie dell’oratorio cita il caso di un ragazzo bullizzato a scuola, fatto cadere e operato d’urgenza. Ricorda anche che la scuola rispose di non poter fare nulla: “Quest’anno sono stato in diverse scuole medie superiori, fuori da una di queste in particolare c’era un uomo che prima dell’entrata scolastica attendeva i ragazzi. In questi giorni ci stiamo occupando di un codice rosso minore. Quando succedono queste cose sia a scuola che fuori dalla scuola occorre fare una segnalazione all’insegnante, poi al preside e poi ai carabinieri – risponde il maresciallo evidenziando che la scuola indifferente è legalmente, oltre che socialmente, pericolosa –. Partendo dalla premessa che le azioni dell’alunno minorenne ricadono sui genitori, responsabili, la scuola è tenuta a vigilare. Una sentenza del 4 aprile 2018 del Tribunale di Roma ha stabilito che per l’alunno picchiato o danneggiato in qualche modo a scuola sono responsabili: il Ministero dell’Istruzione, quindi la scuola, i professori, il bullo e i genitori del bullo. C’è stata una condanna di risarcimento civile. È stata una sentenza esemplare, anche perché il padre del bullo ha tentato di distaccarsi dalla sentenza dicendo di non convivere con il ragazzo. Ma per l’articolo 147 del Codice Civile i coniugi hanno il dovere di istruire ed educare la prole”. Un’altra voce si alza dalla platea, ricordando che talvolta i docenti hanno poco margine di intervento e che non è così semplice districarsi tra gli articoli di Codice e la persona coinvolta. Chiude il Maggiore Cristiano: “La cosa più giusta da fare è un atto d’amore. Ricordiamoci che in un caso di bullismo i morti sono sempre almeno due. Bisogna tutelare sia l’offeso che chi offende”.

La tematica è attuale e il rapporto con la scuola centrale. La scorsa settimana il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, rispondendo a una interrogazione parlamentare di Avs sulle iniziative volte all’introduzione dell’insegnamento dell’educazione sessuale e affettiva nei corsi scolastici del primo e del secondo ciclo di istruzione, ha detto: “È necessario avviare nelle scuole laboratori contro il bullismo. È solo mettendo al centro la cultura del rispetto verso ogni persona che possiamo sconfiggere manifestazione di maschilismo, di discriminazione e di violenza”. Mentre Camilla Mancini, la figlia 27enne dell’ex commissario tecnico della nazionale di calcio Roberto, ha appena dato alle stampe il libro dove racconta la sua esperienza di alunna vittima di bullismo ricordando che “il bullismo è una piaga sociale, lascia una cicatrice emotiva profondissima e ci sono ragazzi che ancora oggi si tolgono la vita per colpa dei bulli”. Nel suo caso c’è stata una complicanza durante il parto che ha provocato una paralisi facciale e ad un’asimmetria al viso “perché il lato destro è stato lesionato e quindi ha un movimento ridotto rispetto al lato sinistro. Crescendo all’età di 7 anni sono stata vittima di bullismo a scuola, non so se per cattiveria o estrema sincerità dei bambini. Per me era un dolore immenso. Cercavo un senso di appartenenza, cercavo la mia identità e penso che fosse uguale a quella di tutti i bambini”.
www.cittadellaspezia.com è stato pubblicato il 2024-11-14 06:54:04 da

0 Comments