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NAPOLI – Roberto Saviano si confessa senza filtri. L’uomo che ha acceso i riflettori sulla criminalità organizzata, che con Gomorra ha cambiato il modo di raccontare il potere delle mafie, oggi si sente prigioniero della sua stessa battaglia. «Ho sprecato la mia vita», dice.
E la sua voce si incrina quando parla di amore, solitudine, e di quel pensiero oscuro che ogni tanto torna: «Ho pensato al suicidio. Vorrei sparire».
L’autore napoletano, sotto scorta dal 2006, vive recluso. «Credevo che sarei durato poco, pensavo che mi avrebbero ammazzato entro cinque anni. E invece no. Sono rimasto vivo, ma a quale prezzo? Vivo come in ergastolo, senza vedere la fine di questa reclusione».
Saviano racconta che la sua famiglia ha pagato il prezzo più alto.
«I miei si sono dovuti trasferire lontano da Caserta, isolati. La mia scelta l’hanno pagata loro, e io mi sento in colpa». La solitudine è diventata una compagna ingombrante: «Esisto per quello che rappresento, non per quello che sono. Diventare un simbolo è la condanna peggiore per uno scrittore. Non puoi più sbagliare, contraddirti, vivere».
L’amore? Un’altra vittima della sua condizione.
«Ogni relazione è sabotata. La mia clausura è un incubo. Non posso uscire senza scorta, ogni incontro è controllato. Chi mi sta vicino finisce risucchiato nella mia bolla di tensione e paura. E questo pesa, logora tutto. Frequentarmi significa prendere una posizione, stare dalla mia parte».
Il dolore più recente è la perdita di Michela Murgia, amica e complice intellettuale: «La nostra amicizia mi ha dato vita. Mi ha insegnato che ogni scelta d’amore ha diritto a essere riconosciuta. Ho commesso un errore madornale: mi sono perso l’aspetto ludico della vita che Michela sapeva regalare».
E intanto, continua a lottare. Anche a costo di attirare nuovi attacchi.
«L’altro giorno ho denunciato sui social l’infiltrazione della ’ndrangheta nelle curve calcistiche. Mi hanno sommerso di insulti. Ma non riesco a smettere, è il mio istinto mettermi nei guai». Le cause legali si accumulano: contro il premier Meloni, il vice Salvini, il ministro Sangiuliano. «Con Sangiuliano ho vinto, con Meloni ho perso, con Salvini è in corso. Ma intanto i cannoni sono sempre puntati contro di me».
Saviano parla anche del suo nuovo libro, L’amore mio non muore, che racconta la storia vera di Rossella Casini, uccisa per amore e scomparsa nel nulla. «È la storia d’amore più incredibile che abbia mai incontrato.
L’amore, quello vero, è dissidente, non si piega alle logiche di potere».
Ma l’ombra più cupa resta quella delle crisi di panico e dei pensieri suicidi: «Alle cinque del mattino è il momento peggiore. Non respiro, mi sento schiacciato. Ho pensato più volte di farla finita. Mi ero anche deciso, ma poi ho capito che quella non era la via». Un’ammissione cruda, che squarcia il velo di chi è stato trasformato in simbolo, dimenticando l’uomo.
E oggi? «Mi manca la libertà. Mi manca l’amore. E mi chiedo ogni giorno: come ne uscirò?».
Lo riporta corriere.it
www.statoquotidiano.it è stato pubblicato il 2025-05-04 10:27:33 da Redazione
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