Serracapriola, Leombruno replica a Camporeale sugli impianti di biometano

Serracapriola, Leombruno replica a Camporeale sugli impianti di biometano


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Serracapriola, Leombruno replica a Camporeale sugli impianti di biometano

L’Amministrazione comunale di Serracapriola è contraria ai due impianti di biometano proposti da altrettante società, ma è impotente di fronte alla legge, e non può rischiare un contenzioso. A chiarire la posizione del Comune è Michele Leombruno, vice sindaco reggente, alla luce delle dichiarazioni del consigliere di opposizione Marco Camporeale.  

“Il problema non è stato sollevato dal consigliere Camporeale, ma dal sottoscritto in una diretta sulla pagina ufficiale del Comune l’1 marzo scorso – rivendica oggi Leombruno -. Per cui, la richiesta di Camporeale di un Consiglio comunale in cui si doveva discutere di questo tipo di impianti è arrivata quasi un mese dopo”. Il Consiglio comunale si è riunito il 17 aprile e, all’unanimità, ha espresso la propria contrarietà agli impianti. “La linea politica dell’amministrazione era molto chiara: noi eravamo contrari a priori”, afferma Leombruno ai microfoni di FoggiaToday.

Si tratta di “impianti sotto soglia”, precisa, vale a dire al di sotto dei 500 metri cubi di immissione in rete. “Sono impianti che non hanno bisogno di pareri”, aggiunge il reggente che ha consultato anche l’Arpa. “Le società sono tenute solo a chiedere alla Provincia l’Aua (Autorizzazione unica ambientale), che in entrambi i casi non è stata ancora richiesta. Mi sono informato anche su questo. E l’unico parere che il Comune può dare è il parere urbanistico. Se non ci sono vincoli specifici sulla zona dove devono essere realizzati gli impianti, il Comune ha le mani legate, non può fare nulla. Possiamo solo esprimere a livello politico il dissenso, come abbiamo fatto in Consiglio comunale”. In quella stessa seduta, la massima assise ha dato mandato al segretario comunale e al Suap di indire la conferenza di servizi sull’impianto proposto dalla società Regas Melfi. La procedura su questo impianto “è ancora in alto mare”, fa sapere il sindaco. “Stiamo parlando ancora del nulla”.

L’altro impianto, proposto dalla società Smartgreen31, è uno stabilimento per la produzione di biometano da biomasse agricole. È alimentato da scarti dell’agricoltura, come le foglie di barbabietola. La società, si apprende dal vicesindaco reggente, ha incontrato in più occasioni una cooperativa di Serracapriola che conta quasi 400 soci, tutti agricoltori. C’è stata anche una riunione con l’Amministrazione comunale. “Ai primi incontri erano tutti d’accordo”, fa sapere Leombruno. La proposta di ritirare i rifiuti dell’agricoltura dietro pagamento sarebbe apparsa allettante in prima battuta, ma quando si è trattato di firmare i contratti le clausole non lo sarebbero state altrettanto. I vincoli sulle colture avrebbero convinto gli agricoltori a tirarsi indietro. “La cosa positiva – prosegue Leombruno – è che avevano scritto nella relazione tecnica finale che avrebbero dovuto ritirare il materiale di scarto nel raggio di 20 km”, e non avrebbero potuto sconfinare.

Il secondo impianto, proposto dalla Regas Melfi, invece, è considerato “più complicato”.  La società non ha avuto contatti con l’Amministrazione: “Hanno presentato il progetto e sono andati avanti spediti”. In questo caso, non c’è il vincolo dei 20 chilometri, “ma si parla di letame ovino e bovino, paglia, liquame suino, triticale, sanza bifase, vinaccia, e tutto questo materiale noi nella zona non lo produciamo. È tutta roba che deve arrivare da fuori”.

I progetti sarebbero speculari a quello presentato a Biccari dalla società Finanza Agevolata che, recentemente, ha vinto il ricorso in Consiglio di Stato contro il Comune che nel 2023 aveva rigettato l’stanza di Procedura abilitativa semplificata e aveva fermato i lavori per realizzare un altro impianto a biometano.

“Se non ci sono vincoli, l’ufficio tecnico deve rilasciare obbligatoriamente il parere urbanistico. Non si può opporre, altrimenti il Comune di Serracapriola rischia un contenzioso”, osserva Leombruno richiamando la recente sentenza del Consiglio di Stato. “Possiamo esprimere dissenso politico, e in Consiglio comunale noi l’abbiamo espresso all’unanimità su richiesta di un consigliere comunale di minoranza. Ma detto questo, che cosa possiamo fare più come Comune quando sono impianti che la legge consente di realizzare?”. Ha sentito anche il consigliere regionale Antonio Tutolo, interpellato da Marco Camporeale per sollecitare un’audizione. Parteciperà anche il vicesindaco reggente: “Andrò a spiegare anche in Regione i motivi della del nostro dissenso”. È pronto a percorrere altre strade per bloccare gli impianti, purché la legge lo consenta.

Lunedì 12 maggio, fa sapere, peraltro, la società Regas Melfi, ha chiesto un incontro con l’Amministrazione. “Tramite il segretario comunale, ho chiamato Camporeale e gli ho detto che mi avrebbe fatto piacere la sua presenza, visto che avevamo votato in Consiglio comunale all’unanimità. È venuto alla riunione e insieme abbiamo detto che siamo contrari a questo tipo di impianto. Dov’è la slealtà da parte dell’Amministrazione? L’ho coinvolto, per essere il più trasparente possibile. Ha udito con le sue orecchie che siamo contrari, abbiamo dato il nostro dissenso, davanti all’ingegnere che aveva ha presentato il progetto. È tutto documentato. Più leali e corretti di così, cosa dovrei fare? A monte, c’è una sentenza del Consiglio di Stato. Rischiamo di esporre l’ente a eventuali contenziosi, e non ce lo possiamo permettere”.

Non risparmia una stoccata all’avversario politico: “Camporeale dovrebbe fare un mea culpa, perché quando era sindaco, non si è mai presentato alle conferenze di servizio della Provincia su una mega discarica di amianto di 140 ettari. Lo dico documenti alla mano. La morale da parte del consigliere Camporeale – conclude – non la accetto”.

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www.foggiatoday.it è stato pubblicato il 2025-05-19 20:22:00 da


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