siamo la prima regione per contratti a chiamata, penultima per i po…

siamo la prima regione per contratti a chiamata, penultima per i po…


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siamo la prima regione per contratti a chiamata, penultima per i po…

ANCONA – Un lavoro sempre più povero, frammentato e precario. È una fotografia allarmante quella del mercato del lavoro marchigiano che emerge dall’ultima indagine INPS, rielaborata dall’Ires Cgil Marche. I dati, relativi ai primi tre mesi del 2025, assegnano alla regione due record estremamente negativi: le Marche sono al primo posto in Italia per l’incidenza dei contratti intermittenti (o “a chiamata”) e al penultimo posto per le nuove assunzioni a tempo indeterminato.

Un quadro che spinge il sindacato a lanciare l’allarme, con un focus particolare sui settori del turismo e della ristorazione, dove si sospetta un abuso di queste forme contrattuali. I dati, elaborati dall’Ires Cgil Marche, non lasciano spazio a dubbi. Nel primo trimestre del 2025, le aziende marchigiane hanno attivato 47.260 nuovi contratti, il 6,1% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024. A preoccupare è soprattutto la qualità del lavoro offerto: le assunzioni a tempo indeterminato hanno subito un crollo del 9,9%, mentre l’unica tipologia in crescita è quella della somministrazione (+5,2%). Analizzando la composizione dei nuovi rapporti di lavoro, il posto fisso è una chimera: solo il 14,2% dei nuovi contratti è a tempo indeterminato, una quota nettamente inferiore alla media nazionale del 19,8%. A dominare la scena sono i contratti a termine (42,1%) e, soprattutto, quelli intermittenti, che nelle Marche rappresentano il 16% del totale, contro una media italiana del 9,4%. Un dato che, come detto, vale alla regione il primo posto in questa triste classifica. Sul fronte delle cessazioni, inoltre, si registra un altro dato allarmante se confrontato con il 2023: un’impennata dei licenziamenti per motivi economici, aumentati del 18,5%.

A commentare i dati è Eleonora Fontana, segretaria della Cgil Marche. «È una precarizzazione che ci preoccupa, specie per turismo e ristorazione, perché in questo settore i contratti intermittenti sono molto diffusi e spesso vengono utilizzati per mascherare il lavoro stabile». Il sindacato punta il dito contro l’immobilismo della politica regionale. «Sono anni che in Commissione regionale lavoro chiediamo nuovi interventi per contrastare la precarizzazione, ma le nostre richieste sono rimaste inascoltate», prosegue Fontana. «Il risultato è evidente: un mercato del lavoro regionale frammentato, con una riduzione di nuove assunzioni e un crollo dei contratti stabili. I fondi del PNRR – conclude la segretaria – vanno utilizzati al meglio e soprattutto finalizzati a interventi efficaci e a misure di contrasto alla precarietà».

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www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2025-07-03 00:30:57 da


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