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È scontro nel governo sulle tasse. Giorgia Meloni ribadisce l’intenzione di concentrare gli sforzi sul taglio dell’Irpef (idea che piace anche ad Antonio Tajani). Matteo Salvini insiste su pace fiscale e rottamazione delle cartelle, non solo “una priorità” ma “una emergenza”.
Il braccio di ferro latente da tempo torna manifesto con lo sfondo amichevole degli Stati generali dei commercialisti, dove la premier partecipa a sorpresa in mattinata, e si sviluppa poco più tardi con la nota fatta filtrare dal leader leghista con in corso un vertice di governo a Palazzo Chigi focalizzato sul nodo del fine vita. Mentre Forza Italia alza le barricate sull’ipotesi di un terzo mandato dei governatori.
Insomma, l’euforia post referendum lascia in fretta spazio alle frizioni interne alla maggioranza. Sull’onda della soddisfazione per il flop delle opposizioni, Meloni decide all’ultimo di intervenire all’assemblea dei commercialisti, dove era atteso solo un videocollegamento, e dove invece dà forfait Elly Schlein. Una platea che dedica alla presidente del Consiglio applausi e una standing ovation (per la riforma della disciplina del regime di responsabilità dei componenti del collegio sindacale) che sorprende anche lei: “Mi imbarazzate, ragazzi”. I dodici minuti di discorso sono un concentrato dei suoi dogmi sul “Fisco che deve aiutare e non opprimere”, con la rivendicazione di risultati “migliori della storia nella lotta all’evasione”. E una promessa: la riforma dell’Irpef “non è finita: intendiamo concentrarci sul ceto medio”. Se ne parla da almeno un anno. L’obiettivo di Palazzo Chigi lo ricorda il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, un taglio sulle aliquote dei redditi da 28mila a 50-60mila euro. In platea c’è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. In scaletta è previsto un suo intervento ma va via prima: “Abbiamo ancora due anni e mezzo”, taglia corto a chi gli domanda dell’Irpef.
Nel frattempo nella sede del governo si sono riuniti Meloni, Salvini, l’altro vicepremier Antonio Tajani, il leader di Noi moderati Maurizio Lupi, il guardasigilli Carlo Nordio e la ministra della Famiglia Eugenia Roccella: sul tavolo c’è la strategia da percorrere per il fine vita. “Con calma”, taglia corto Salvini, mentre gli alleati spiegano che si lavora a un testo condiviso. L’idea di includere le cure palliative nel disegno di legge è subito accolta con favore dal mondo cattolico. “A scanso di equivoci – l’esordio di Meloni alla riunione – non sono qui a bacchettare nessuno, anzi sono fiera dei miei ministri, in particolare dei vicepremier”. Da quel tavolo, però, Salvini detta una nota in controtendenza con gli annunci della premier: “Per la Lega e per il governo una giusta, attesa e definitiva pace fiscale, una rottamazione di milioni di cartelle esattoriali che stanno bloccando l’economia del Paese, sono una priorità, anzi una emergenza”.
Il suo partito da settimane lavora in asse con Giorgetti per riformulare una proposta giù depositata in Parlamento, che costerebbe circa un miliardo di euro. Fra gli alleati non c’è intesa su come utilizzare il ‘tesoretto’ ora che si apre qualche margine,complici lo Spread in discesa e le promozioni delle agenzie di rating. “Salvini si mette di traverso su tutto”, è la sintesi dei ragionamenti ai piani alti del governo, dove non si nasconde il malumore anche per alcune manovre leghiste in Rai, con sospetti di un riposizionamento in questa delicata seconda fase della legislatura. Il terzo mandato è un altro fronte aperto. Nonostante l’apertura annunciata dal suo partito, Meloni – si ragiona in alcuni settori della coalizione -non sarebbe particolarmente interessata a sdoganarlo, e su questo dossier sembrerebbe rafforzarsi l’asse con Tajani. Una strategia da “poliziotto buono-poliziotto cattivo”, suggerisce chi li vede muoversi da vicino. Sul terzo mandato “siamo contrari – punta i piedi il leader di FI -, non si può fare alla vigilia del voto”.
L’epilogo di questo braccio di ferro può cambiare gli scenari per le Regionali di autunno, specialmente in Veneto e Campania. Frizioni che si estendono anche sul capitolo cittadinanza.
Meloni non intende cambiare la legge e dalla Lega chiariscono che non c’è spazio né per lo Ius Soli chiesto dalle opposizioni, né per lo Ius Scholae proposto da FI. “Noi andiamo avanti – assicura Tajani -. Non devo chiedere il permesso in Parlamento per presentare una legge. In politica si discute io non do ordini, ma nemmeno li prendo”.
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www.ansa.it è stato pubblicato il 2025-06-10 21:13:37 da

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