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di Marco Cei
PISTOIA – Un altro momento storico di ritrovato interesse e cura della zona urbana della Stazione, oggi molto degradata e in procinto di trasformazione, è databile fine anni ’90, circa 25 anni fa, quando l’Amministrazione comunale con il suo reparto Giardini dette una forma e una sistemazione vegetale al Largo Treviso (la “Barriera”), con la creazione di una grande aiuola triangolare, incentrata su uno storico stemma lapideo della città e due muri di spalla (uno di vecchie pietre sbozzate, l’altro verde di alloro) a delimitarla dalla retrostante fermata del bus; furono inoltre piantati un esemplare di nocciolo a più fusti e una rosa antica, gialla rampicante (varietà “Mermaid”) che tuttora abbraccia l’altissimo palo della illuminazione al centro della piazza. Lo stemma fu recuperato nei cantieri comunali dove giaceva abbandonato, ultimo residuo dello storica Loggia dei Mercanti per le Poste di via Roma, progettato da Raffaello Brizzi nel 1913 e poi sostituito dal palazzo moderno di Angiolo Mazzoni negli anni ’30.
In contemporanea con la grande aiuola, ma in collaborazione con il vivaio Mati Piante, fu sistemata via XX Settembre con la piantagione di una quarantina di piante di Gleditsia triacanthos, varietà Sunburst, molto rustiche e frugali, ma anche molto vigorose ed “espansive”, che nel tempo si dimostreranno poco adatte agli spazi e alle superfici degli stretti marciapiedi ai lati della strada.
Gli alberi sono stati gestiti nel tempo come gli spazi urbani lo consentivano, cioè mediante potature e drastici tagli ripetuti ogni anno, non permettendo perciò alle piante di svilupparsi secondo la loro forma naturale, stimolando getti annuali molto lunghi e penduli. Questo è uno dei tanti casi di “pianta sbagliata nel posto sbagliato”, di cui è purtroppo pieno il verde urbano (pubblico ma anche privato).

Su invito dell’Amministrazione comunale, all’inizio di ottobre, Legambiente e Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali sono stati invitati a un incontro tecnico per valutare le scelte vegetali previste dal progetto per le sostituzioni arboree di via XX Settembre, compatibilmente con il progetto in fase di affidamento.

Tutto questo dopo che nella primavera scorsa gli stessi soggetti avevano partecipato a un tavolo conoscitivo sulle scelte e sui tempi della spinosa riqualificazione di piazza San Lorenzo, in questo momento in stallo. Uno dei primi punti condivisi da tutti consisteva nella opportunità, anzi, necessità di istituire un tavolo tecnico permanente comprendente tutti gli “stake-holders” (portatori di interesse) come oggi amiamo dire, cioè gruppi, associazioni di cittadini e tecnici interessati e competenti sullo specifico tema, la cui formazione, a tutt’oggi, non risulta ancora iniziata.

Tornando alle scelte vegetali, il progetto comunale prevede la conferma di un doppio filare, a distanze leggermente diverse dalle attuali, permesse dalla riduzione a una carreggiata unica, e la presenza di alberi di II Grandezza su di un lato (Acer campestre e Gingko biloba) e di III sull’altro (Lagerstroemia indica), con sesti di impianto ovviamente diversi e rapportati alle dimensioni e alla distanza dai confini. Sia Legambiente che gli Agronomi hanno condiviso la scelta di acero e gingko, in quanto specie molto rustiche ben inserite nell’ambiente urbano, mentre hanno eccepito sulla lagerstroemia, per diversi aspetti fitopatologici ed ecologici; anche da un punto di vista paesaggistico, la pianta arbustiva a più fusti, tenuta artificialmente ad alberetto, appare una scelta non felice e legata a cliché del passato.
In questa disamina che mette insieme aspetti urbanistici, agronomici, culturali molto variegati, è doveroso inserirne un altro, legato ai progressivi cambiamenti climatici che valuti l’adattamento delle nuove piantagioni alle mutate condizioni. La resistenza a stress climatici, a nuove malattie, all’assorbimento di polveri e inquinanti, sono tutti parametri di cui tenere conto. Qualche anno fa il Ministero dell’Agricoltura (MiPAAF), l’Associazione dei vivaisti, l’Università di Firenze e i paesaggisti (AIAPP) misero a punto un centinaio di schede tecniche sugli alberi adatti alle città del nuovo millennio, basate su questi parametri e invitando a superare le semplificate distinzioni finora in uso. Queste schede del progetto Qualiviva possono venire utilmente sfruttate nella progettazione del verde urbano.

Ultimo aspetto, comunque legato alle nuove sensibilità ambientali che vorremmo vedere nelle nostre città, è quello della biodiversità, a cui dobbiamo tendere non perché di moda ma perché ci aiuta a essere più resistenti nei confronti degli inevitabili stress e cambiamenti che ci aspettano: l’arrivo del cancro colorato del platano (Ceratocystis fimbriata) ha azzerato i bellissimi filari sui bastioni delle mura di Lucca, oggi opportunamente sostituiti da una pluralità di specie. Il mio modesto suggerimento, che avanzo in coda a questo articolo, tiene conto di queste esigenze, come anche quella opposta, ugualmente degna, di percepire bello un viale urbano anche per la sua serialità.
Il Ginko biloba, pianta antichissima e quasi estinta, sta dimostrandosi di grande modernità, resistente agli attacchi di malattie e parassiti, di brillanti colori nelle varie stagioni, esplica la sua massima resa o come individuo isolato o come insieme costante in forma di quinta compatta. Nella nuova via XX Settembre potrebbe costituire l’elemento ripetuto in modo ravvicinato (ogni 5-6 metri), al posto della Lagerstroemia indicata dal progetto, ovviamente in una varietà colonnare compatta, di III Grandezza.
Il filare opposto, piantato a distanze doppie (circa 10 metri), insieme all’acero proposto (Acer campestre), potrebbe essere composto da altre 3 specie contraddistinte da elevata rusticità e resistenza agli stress, da toni di verde e di colori autunnali di grandissimo fascino: il frassino meridionale (Fraxinus oxycarpa), il katsura giapponese (Cercidiphyllum japonica) e lo storace americano (Liquidambar styraciflua).

Un ultimissimo appunto e invito all’Amministrazione, forse superfluo e già risolto, mi sento di spenderlo per l’iter pianificatorio e progettuale, che formalmente ha diviso il progetto di via XX Settembre per la pista ciclabile, da quello che ha riguardato Largo Treviso (la “Barriera”) per una revisione della circolazione dello snodo. Ritengo essenziale che la forma finale dei due assi urbani mostri una organicità funzionale e una integrazione profonda, anche a livello arboreo e vegetale.
www.reportpistoia.com è stato pubblicato il 2024-10-10 18:00:00 da Alberto Vivarelli

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