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Albenga. La tabaccheria Ansaldi di Albenga ha un secolo di vita ed ha vissuto le trasformazioni della società: dalla guerra ai mezzi di locomozione, passando dalle carrozze alle automobili, fino ad arrivare ai tempi odierni. Una famiglia che si è avvicendata alla guida della storica tabaccheria e che ora ha deciso di lasciare, per passare il timone alle nuove generazioni, “auspicando che avvenga nel solco della sua tradizione”.
Nata nei primi del ‘900 come bar-trattoria e forno (gestito dal nonno di Renato Ansaldi, attuale titolare), si è trasformata nel corso degli anni diventando una tabaccheria. Spiega il titolare: “L’attività, nata nei primi del ‘900 era un bar-trattoria, di fronte c’era la caserma dei carabinieri, e dovevano andare a comprare le sigarette in centro, ma avevano desiderio di acquistarle vicino e così hanno proposto a mio nonno di ampliare la licenza con la vendita dei tabacchi”.
“Nei primi anni del ‘900, mio nonno e mia nonna gestivano le attività di ristorazione e di bar e dopo la seconda guerra mondiale hanno poi tenuto solo l’attività di tabaccheria. Mio padre, tornato dai campi di prigionia francesi in Tunisia e Algeria, si è unito al nonno alla conduzione della tabaccheria. A metà degli anni ’70, io che avevo frequentato un paio di anni all’università, ho lasciato gli studi e ho iniziato a dare una mano a mio padre e a mia nonna materna in tabaccheria e da allora sono ancora qui”.
Nel frattempo anche la società e il mondo del commercio mutavano, come racconta ancora Ansaldi: “Negli anni ’70 non esistevano i supermercati per cui vendevamo anche lamette, dentifrici, crema per la pelle. Poi, con l’avvento dei supermercati si è compreso che l’evoluzione del commercio era in movimento e anche io ho cambiato, iniziando a vendere penne e pipe. Negli anni di Pertini, Lama e Bearzot ho preso in pieno il successo enorme e il boom della vendita della pipa. Poi nel tempo nel 1987 è arrivato anche il gioco, con il monopolio che ha offerto al pubblico il lotto e poi via via tutti i giochi legali“.

“Non era il mio mestiere, troppo stress e così ho restituito la licenza per dedicarmi a distillati. Andando in giro per il mondo avevo notato che il sigaro (che era un po’ la mia passione, insieme alla pipa) era connesso al distillato, al rhum, al cognac, al whisky, al calvados e mi sono specializzato in questo, affiancandolo alla vendita del tabacco. Alla fine degli anni ’90 sono subentrato a mio padre nella gestione, e quindi sono ormai 50 anni di impegno nella mia attività. Ora sono andato in pensione e ho deciso di passare il timone e cedere, ma sono disponibile ad affiancare ed insegnare il mestiere a chi mi subentrerà, sperando che continui nel solco della nostra storia, perchè non sono moltissimi in Italia ad affiancare tabacchi e liquori“.

Nel frattempo anche il viale è mutato: “Il viale è una parte nevralgica, l’asse di collegamento tra il centro storico e il mare: era importantissimo, ora un po’ meno, altre via si sono aperte, le auto si sono moltiplicate, mentre allora passavano le carrozze, il traballero, poi il cavallo ed infine le auto. Con l’apertura abnorme dei supermercati che si stanno facendo la guerra tra loro la concorrenza è diventata micidiale, servono gli spazi per i parcheggi e questi sono fuori del centro abitato così portano la gente fuori dal centro città”.

E sulla proposta di un’area pedonale sul viale Ansaldi è secco: “Diventerebbe un mortorio ed io dico ‘no’ alla proposta di chiusura del viale. Bisogna conoscere prima di parlare: ci sono stati tanti esperimenti nel corso degli anni e sono andati sempre male”.
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