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Il leader catalano Carles Puigdemont, in “esilio” in Belgio (in realtà, fuggito a Bruxelles per evitare la cattura emessa dalle autorità di Madrid), ha detto di esigere l’amnistia per gli indipendentisti in cambio del suo appoggio all’investitura di Pedro Sanchez come primo ministro spagnolo. Il sostegno di Junts, il partito di cui Puigdemont è leader, è infatti indispensabile per il segretario del Psoe per raggiungere il numero di voti sufficienti a raccogliere una maggioranza di governo, che gli consenta di restare alla Moncloa come premier.
Puigdemont, organizzatore del contestatissimo referendum per l’indipendenza della Catalogna nel 2017, spiega poi che in Spagna “serve un compromesso storico”, sottolineando la difficoltà per il partito indipendentista di negoziare con “quanti hanno criminalizzato e represso la nostra attività politica”.
Quindi, Puigdemont illustra e motiva le sue richieste: “Non vogliamo un accordo solo per mandare avanti la legislatura, servono precondizioni” per avviare questo negoziato, “tra cui l’abbandono della via giudiziaria e un’amnistia”, continua l’ex presidente della Generalitat de Catalunya. Lui stesso è ricercato dai tribunali spagnoli ed è fuggito in Belgio sei anni fa per evitare il processo in cui sarebbe imputato.
“Nelle prossime settimane saremo pronti a negoziare questo storico accordo ma solo se si creeranno le condizioni per un progetto ambizioso, altrimenti sarebbe del tutto privo di senso avviare una trattativa” spiega ancora. “Quindi, la domanda qui non è se siamo pronti per i negoziati. La domanda è se i due grandi partiti politici spagnoli sono pronti per i negoziati con noi”. Sul futuro della questione catalana, Puigdemont ha le idee chiare: il tutto dovrà passare attraverso l’organizzazione di un nuovo referendum di autodeterminazione. Contro le parole del leader catalano si è subito levata la voce autorevole di Felipe Gonzàlez, ex premier socialista (1982-1996) e riconosciuto leader della sinistra spagnola (ed europea): “La Costituzione non è un chewin-gum, non entrano né l’amnistia né l’autodeterminazione”.
Lo scenario: Parlamento senza maggioranza, ieri la visita di Diaz a Puigdemont
Arrivato secondo al ballottaggio, il socialista Pedro Sánchez è paradossalmente quello che ha le maggiori possibilità di riuscire a raccogliere attorno a sé la maggioranza parlamentare per restare al potere. Per questo, i voti dei sette deputati di Junts risultano vitali. Si parte quindi da una situazione di impasse: le elezioni generali del 23 luglio scorso non hanno prodotto una chiara e stabile maggioranza.
A conferma di ciò, la numero “tre” del governo in carica, Yolanda Diaz (leader di Sumar, partito alla sinistra del Psoe), si è recata ieri a Bruxelles proprio per far visita a Puigdemont. Era la prima “missione” da parte di un membro del governo di Madrid, fin dalla partenza del leader catalano dalla Spagna, nel 2017.
Forte del risultato del suo Partito popolare (33,05%), il leader conservatore Alberto Núñez Feijóo è stato invitato dal re Felipe VI a presentare la sua candidatura come primo ministro davanti al Parlamento. Il sovrano lo ha così ufficialmente incaricato di cercare una maggioranza di governo (la nomina risale a due settimane fa).
I dibattiti e le votazioni si svolgeranno i prossimi 26 e 27 settembre. Ma le possibilità di successo di Feijóo sono scarse. Dopo il previsto fallimento del segretario dei popolari, Sánchez avrebbe due mesi per tentare di farsi investire a sua volta. Ma, se anche lui fallisse, è probabile che a metà gennaio verrebbero indette nuove elezioni.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2023-09-05 12:54:00 da

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