Antidolorifici in pasto alle vongole. Gli studi all’Università delle Marche


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Che nel mare finiscano plastiche, idrocarburi, purtroppo, è risaputo. Meno si sa delle conseguenze negli organismi marini dei residui farmacologici. Studiare i loro effetti è al centro del progetto europeo PharmaSea, a cui prendono parte l’università Politecnica delle Marche e Marica Mezzelani.

“Composti come l’antiepilettico carbamazepina o l’antiinfiammatorio Diclofenac li abbiamo ritrovati nell’80 % degli organismi campionati. La Metformina, che è un antidiabetico, è stata ritrovata nel 100 % degli invertebrati, vongole, mitili. Sono frequenze molto alte, che non ci aspettavamo, ma perché le informazioni a disposizione sull’accumulo di farmaci negli organismi marini sono estremamente poche”.

Come pochi sono gli studi sugli effetti. Se per l’uomo i livelli di concentrazione non sono tossicologicamente inquietanti, gli organismi marini corrono più rischi

“Le stesse concentrazioni che troviamo in ambiente sono in grado di alterare la salute degli organismi, ad esempio compromettendo il sistema immunitario, il metabolismo lipidico o determinando un aumento dello stress ossidativo”.

Gli studi fatti al largo di Ancona, Genova, Trieste e dei principali fiumi. La loro diffusione in acqua, capillare.

“I farmaci sono indispensabili per la nostra vita e hanno contributo al miglioramento della qualità della nostra vita. Al contempo, bisogna riflettere sul destino di questi farmaci. Una volta che assumiamo i farmaci, questi vengono assorbiti dal nostro corpo ed eliminati. Vengono trasportati agli impianti di depurazione, che non sono stati progettati per rimuovere in maniera efficace queste molecole”.

Dopo cinque anni di contratti da assegnista di ricerca, Mezzelani è stata assunta come ricercatrice a tempo determinato proprio grazie al progetto PharmaSea. Lo scorso gennaio, a 37 anni, un nuovo step per avere più stabilità: “Sono stata assunta come ricercatrice in tenure track, quindi ho una prospettiva più a lungo termine, di cinque anni e mezzo”. 

La sua una passione per il mare, per la ricerca e per le Marche. “Al secondo anno di università, ho scoperto la ecotossicologia. Ho realizzato che esisteva una disciplina che si occupava di tutto quello che piaceva a me. Ho fatto esperienze all’estero, tuttavia mi sono sempre vista in Italia. Ho sentito la voglia di rientrare, di ritornare”. 

 

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