Bari, dopo 15 anni restituiti tutti i beni a “lady Asl”: revocata confisca del suo appartamento

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BARI – I reati sono stati dichiarati prescritti da tempo e ora è arrivata anche la revoca delle confische per Lea Cosentino, l’ex direttore generale della Asl di Bari coinvolta ormai più di quindici anni fa nello scandalo sugli appalti nella sanità pugliese.

La Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza con la quale, a novembre 2022, la Corte di Appello di Bari aveva dichiarato non doversi procedere nei confronti di tutti gli imputati (oltre Lea Cosentino c’erano l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e diversi dirigenti e funzionari Asl), confermando però – all’epoca – per la sola «Lady Asl» la confisca di alcuni dei beni sequestrati nel 2012: in particolare la quota di un immobile nel centro di Lecce, dove Lea Cosentino abita ancora oggi.

I fatti contestati risalivano agli anni 2008-2010 e si riferivano alla gestione delle gare e delle trattative per l’acquisto di attrezzature e protesi sanitarie alla Asl di Bari. In primo grado, a ottobre 2017, Lea Cosentino era stata condannata per peculato dal Tribunale di Bari alla pena di 2 anni e 6 mesi di reclusione con conseguente confisca dei beni già sottoposti a sequestro. La sentenza parlava di «irregolarità gravi e incontestabili» nelle gare per le forniture di protesi e strumenti chirurgici vinte dalle aziende di Tarantini, con la «copertura» dell’allora dg Lea Cosentino. Cinque anni dopo i giudici d’appello hanno prosciolto gli imputati perché i reati erano ormai prescritti (quindi senza un definitivo accertamento sulla responsabilità penale). Ad alcuni imputati erano anche stati restituiti i beni, ma non a Lea Cosentino.

La battaglia di «Lady Asl», assistita dagli avvocati Daniela Castelluzzo e Giampiero Tramacere, è arrivata fino in Cassazione e ora, a distanza di quindici anni dai fatti, la Suprema Corte le ha dato ragione, disponendo la restituzione di tutti i beni.

Nel ricorso, la difesa di Lea Cosentino ha evidenziato la «carenza, contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione in relazione alla mancata revoca della confisca, incompatibile con la sentenza di prescrizione del reato». Se è vero, infatti, che nel 2012 è stata introdotto una riforma normativa che prevede la confisca per equivalente anche in caso di prescrizione, questa – ha stabilito una sentenza di un anno fa delle Sezioni Unite – non può essere applicata retroattivamente. E poiché il reato contestato a Lea Cosentino (ormai prescritto) risale al 2008, cioè quattro anni prima della entrata in vigore, la norma non è applicabile.




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www.lagazzettadelmezzogiorno.it è stato pubblicato il 2024-02-11 15:06:52 da

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