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Alla «passeggiata transfemminista» organizzata ieri dal comitato «Zamp3 Mostruos3», i manifestanti e le manifestanti erano tutti uniti sotto un unico slogan: «C’è rimasta solo la rabbia»
23 Novembre 2023
BARI – Anche Bari scende in piazza per ricordare Giulia Cecchettin e tutte i morti di femminicidio. Alla «passeggiata transfemminista» organizzata ieri dal comitato «Zamp3 Mostruos3», i manifestanti e le manifestanti erano tutti uniti sotto un unico slogan: «C’è rimasta solo la rabbia». La rabbia per l’ennesimo atto di violenza nei confronti di una donna, ma anche per le narrazioni tossiche sul caso, per una società che fa fatica a cambiare, che continua a responsabilizzare i morti per non essere state attente, per essere andate all’ultimo appuntamento, per non essere scappate al primo segnale. Una manifestazione, quella in piazza Cesare Battisti, arrivata alla vigilia della Giornata contro la violenza sulle donne, e che come altre manifestazioni in tutta Italia non ha portato con sé un minuto di silenzio, ma rumore.
«Ogni mattina ci svegliamo sperando che quel “bravo ragazzo” o “l’insospettabile fidanzato innamorato” non abbia ucciso, stuprato o molestato una di noi. Ogni tre giorni dichiara il collettivo ci ripiomba in faccia sempre la stessa maledetta realtà. Ogni tre giorni ci ammazzano, ma ogni giorno ci svegliamo in un mondo che ci odia. Per ogni sorella di cui i giornali parlano chissà di quante non ci arriva la storia». «La storia di Giulia, la voce di sua sorella Elena Proseguono ci urlano di guardare a questo ennesimo femminicidio non come a un fatto personale, ad un dolore di famiglia, ma come un attacco brutale e mortale a tutte le soggettività dissidenti». «Noi difendiamo la nostra esistenza, per questo e ora e resistenza», si legge su uno dei cartelli esposti nel corso della manifestazione. E ancora: «Tremate, tremate, le trans son tornate», a ricordare l’importanza di una battaglia il più inclusiva possibile (proprio il 20 novembre si è celebrato il Transgender Day Of Remembrance, la giornata in ricordo delle vittime della transfobia). E poi un canto ormai noto: «Lo stupratore non è malato, è figlio sano del patriarcato». «E se Giulia fosse davvero l’ul tima?», concludono. «Chiediamocelo: da dove vogliamo cominciare?».
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www.lagazzettadelmezzogiorno.it è stato pubblicato il 2023-11-23 06:10:00 da Redazione online


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