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Una mattina di fine maggio del 1839 un canto insolito richiamava l’attenzione dei secondini e dei reclusi del carcere napoletano di Santa Maria Apparente. Proveniva da una delle celle di quello squallido luogo di pena. La voce era quella dello scrittore Luigi Settembrini, da tre giorni sotto chiave in una delle più oscure e fetide celle di quell’orrido carcere borbonico; l’uomo del quale egli chiedeva notizie, l’amico suo dilettissimo, compagno di studi e di fede,…
www.ilvibonese.it è stato pubblicato il 2023-10-23 07:30:02 da Giuseppe Addesi

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