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CALTANISSETTA – “Il dottore Arnaldo La Barbera era finanziato dal Sisde in nero. Sono soldi che lui prendeva non per pagare i confidenti ma per cose personali. Per pagarsi l’albergo, dove amava stare. Un tenore di vita assolutamente considerevole in relazione a quello che poteva essere la capacità reddituale di un funzionario di polizia. Situazione di una gravità inaudita. Il fatto che La Barbera venisse sovvenzionato vi sembra poco?”. Lo ha affermato il pm Maurizio Bonaccorso, applicato alla procura generale nel corso della sua requisitoria del processo sul depistaggio delle indagini di via D’Amelio.
“La Barbera figura centrale del depistaggio”
“A raccontarci un episodio fondamentale – continua Bonaccorso – è stato Vincenzo Pipino. Era in carcere, dopo essere stato detenuto a Venezia con Vincenzo Scarantino, e vede Scarantino in televisione e dice: ‘ah il collaboratore dei servizi segreti’”. E ancora, secondo Bonaccorso, nella vicenda del depistaggio La Barbera è “figura centrale”. “Dobbiamo partire – ha continuato Bonaccorso – dalle risultanze su Arnaldo La Barbera che ci danno l’immagine di un soggetto che è un ponte tra due mondi, quello di Cosa nostra e quello dei servizi deviati, entrambi interessati al mancato accertamento della verità”.
“Anomala collaborazione Sisde-Procura”
Il magistrato parla di “anomala collaborazione, per non dire inquietante, tra la procura di Caltanissetta e il Sisde nella fase preliminare delle indagini”. Questa collaborazione “nasce dall’ostinazione del dottore Tinebra, allora procuratore di Caltanissetta, che all’indomani della strage sollecitò una collaborazione con il Sisde”. Secondo il rappresentante dell’accusa “la cosa singolare è che l’attività del Sisde, anziché entrare in collisione con l’attività della squadra mobile di Palermo, si salda perfettamente con essa”. Quindi “il Sisde veste di mafiosità Vincenzo Scarantino, che fino ad allora era stato un delinquente comune”.
livesicilia.it è stato pubblicato il 2024-04-16 12:50:46 da Redazione


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