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Uccisa a sei anni perché si era ribellata all’ennesima violenza sessuale. Risale al 2014 l’orrore che, per primo, concentrò i riflettori della cronaca nazionale sul Parco Verde di Caivano, dove il mese scorso si è consumata la vicenda dello stupro di gruppo su due ragazzine.
Fortuna Loffredo fu scaraventata giù dall’ottavo piano del palazzo dove abitava da Raimondo Caputo, all’epoca compagno della madre, che da tempo abusava della bambina. Per quel delitto l’uomo è stato condannato in via definitiva all’ergastolo; la Cassazione ha confermato anche i 10 anni inflitti in primo e secondo grado a Marianna Fabozzi, la madre di Fortuna, che non difese la figlia dalle violenze di Caputo.
Sia Caputo sia Fabozzi tentarono inizialmente di accreditare la tesi dell’incidente, ma le indagini – rese più complesse dal clima di omertà nel quartiere – puntarono ben presto sull’ambito familiare, in cui già il 27 aprile 2013 un fratellino di Fortuna, Antonio, di tre anni, era deceduto cadendo dal balcone. Per questo secondo caso Caputo e la Fabozzi sono finiti sotto processo e assolti nel 2021.
Dal giudizio sull’omicidio di Fortuna invece emerse un quadro di ripetute violenze sessuali commesse da Caputo anche su altre due figlie minorenni dell’allora compagna. Abusi di cui si vociferava nel Parco Verde di Caivano, ma che nessuno aveva avuto il coraggio di denunciare, anzi: l’indagine sulla morte di Fortuna fu costellata di tentativi di depistaggio e false dichiarazioni da parte di chi conosceva e frequentava il nucleo familiare. Fu invece un’amichetta di Fortuna, sua coetanea, a raccontare agli inquirenti le violenze subite dalla piccola.
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www.ansa.it è stato pubblicato il 2023-08-25 16:31:07 da

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