“Case famiglia a rischio chiusura”, una lettera-appello al presidente Mattarella

“Case famiglia a rischio chiusura”, una lettera-appello al presidente Mattarella


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PRIMO PIANO

L’allarme delle Case famiglie nella capitale

“Mi permetto di scriverle perché Lei è il Garante della Costituzione, del suo articolo 3. Perché a Castelporziano lei ha voluto fare un gesto simbolico formidabile per le case famiglia di Roma: le ha accolte in casa sua. Un gesto potente. Che come tutti i simboli richiama ad altro e richiama altri a riflettere: “Se lo fa il Presidente allora sono nostri concittadini?” Si! Come ricorderà le ho scritto (troppo) spesso a proposito delle persone con disabilità in casa famiglia, temendo che, senza un autorevole e concreto intervento, il rischio prima o poi sarebbe stato il dramma e la chiusura. Quel giorno è arrivato”. Inizia così la lettera appello rivolta a presidente della Repubblica Sergio Mattarella scritta da Luigi Vittorio Berliri a nome delle case famiglia romane per cercare di scongiurare l’ennesima chiusura di una delle strutture destinate all’assistenza delle persone con disabilità. Al centro della questione è sofferenza economica: troppe spese, convenzioni che non garantiscono una copertura delle spese; il mancato adeguamento delle tariffe ( tra i 90 e i 100 euro a utente) mai deliberato dal Campidoglio. Così molti servizi offerti all’utenza fragile della città rischiano di sparire.

La richiesta d’aiuto arriva dopo l’allarme lanciato dall’associazione “Nuova Scuola Serena”, fondata 25 anni fa che nel ‘98 ha aperto Casa dei Girasoli, a Casalotti e in seguito 15 anni fa la Casa Sergio Ferrazza a Primavalle. E sono proprio i gestori di Casa Ferrazza nel municipio XIV ad annunciare di voler gettare la spugna: “Dopo tante parole e tante energie spese sono arrivata alla terribile conclusione che ormai non siamo più in grado di sostenere le spese di una delle due case famiglia da noi gestite. Lo dico col cuore in mano perché consideriamo gli ospiti come dei famigliari, e non come degli “utenti”. Li abbiamo visti crescere, li abbiamo curati, e alcuni li stiamo vedendo invecchiare. L’impressione che si ha quando arrivi a una decisione del genere è quella di doverti separare da un figlio o da un fratello, perché a casa i soldi non bastano per sfamare tutte le bocche, alla stregua di quanto facevano i nostri nonni che mandavano i troppi figli in collegio, o in convitto. La metafora (e il sentimento che l’accompagna) è proprio quella. Senza altri fronzoli.

La preoccupazione degli operatori è rivolta agli ospiti: “Il primo brivido che ti assale è legato al pensiero: “E ora cosa penseranno i ragazzi di noi? Che li abbiamo abbandonati!”. E poi arrivano tutti gli altri pensieri, per primo quello per gli operatori. Già, siamo a questo punto. E non credo sia possibile ravvedersi da una decisione simile, meno che mai se non abbiamo speranza circa gli aumenti delle rette necessari e inderogabili”.

Una possibile svolta potrebbe arrivare dal Campidoglio: “Sì, perché è proprio questa mancanza grave, dovuta per legge – non per cortesia o per concessione di qualcuno – che ci costringe a lasciare la casa famiglia – Proseguono a spiegare dalla casa famiglia – Doversi ritrovare dopo oltre 20 anni di lavoro costretti a mollare perché lo stato (o un ente pubblico) è il primo a non rispettare le leggi è triste. È grottesco. È drammatico. È spaventoso”.

Da qui la richiesta e la speranza in un intervento del Capo dello Stato: “Come le scrivevo, mi permetto di insistere ancora: usi la sua voce, così autorevole, per richiamare tutti alle responsabilità di accogliere tutti i cittadini, a partire dai più fragili, nel modo dignitoso che meritano”.

Monterotondo, Erri De Luca e “Le regole dello Shangai”

Martedì 7 novembre, a Monterotondo, alle ore 18, presso le “Cantine teatrali – Teatro Off”, in Via Marsala 29c, incontro d’autore con Erri De Luca, organizzato dalla libreria Ubik. L’incontro con lo scrittore che parlerà del suo libro “Le regole dello Shangai”. Dialogherà con lui il giornalista Italo Arcuri.
Un racconto attorno a una giovane gitana che nella notte del suo fidanzamento scappa dalla famiglia per sottrarsi al matrimonio combinato con un uomo anziano, lui è un orologiaio che stava campeggiando sul confine e la accoglie nella tenda. Inizia così un incontro che finirà per modificare i destini di entrambi. Per l’evento è gradito prenotare (per telefono 069064209 o per mail

7 e 8 novembre

Al Teatro India la “Storia al contrario” de l’Unità tratta dal libro di Francesca De Sanctis

Una storia al contrario è il nuovo progetto teatrale di Elena Arvigo tratto dal libro di Francesca De Sanctis
regia Elena Arvigo e Ciro Masella regista collaboratore e con Monica Santoro, Laura De Bernardis e Brando Nencini. Un storia che ripercorre la vicenda de l’Unità da dentro la redazione. “Hanno ucciso L’Unità”: è il 30 luglio del 2014 e in segno di protesta L’Unità esce in edicola solo con poche pagine bianche. È il penultimo numero, il giorno dopo in copertina si legge “L’Unità è viva”, è un messaggio di speranza che serve soprattutto a loro, agli ottanta lavoratori che con la fine dell’estate assistono al tramonto dei loro sogni. A novant’anni dalla nascita il quotidiano fondato da Gramsci sospende le pubblicazioni e in tanti, tra giornalisti e poligrafici, perdono, da un momento all’altro, il lavoro. Tra di loro c’è anche Francesca, incinta di quattro mesi e già madre di una bimba di cinque anni. Un anno dopo il giornale riapre e lei viene di nuovo assunta, ma l’esperienza durerà poco; a giugno del 2017 L’Unità sparisce ancora dall’edicole. Francesca si ritrova in cassa integrazione, ma non si arrende. Il suo è il percorso al contrario di un’intera generazione, quella di chi a venticinque anni ha già firmato un contratto a tempo indeterminato e a quaranta si trova a fare i conti con collaborazioni saltuarie e malpagate e una concorrenza spietata. Francesca risale la corrente e la memoria e ripensa a tante cose: a suo padre, scomparso prematuramente, ai suoi primi anni a L’Unità, ai viaggi e le interviste. Se non fosse che il suo corpo non regge lo stress. Si ribella e una malattia rara le rende tremendamente difficile tenersi a galla in quelle maree. Il racconto della storia privata di Francesca, la famiglia, gli amori, i figli, la malattia è una storia commovente e piena di vitalità. Nonostante. Ogni piccola vittoria ha i suoi nonostante, ma, a saper guardare da vicino, sono proprio i nonostante di ogni storia a rendere quella storia un racconto di vita unico e straordinario.

testo semifinalista Premio John Fante Opera Prima 2021

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Giovedì 9 Novembre

Una serata poetica allo Ztoryboard con Claudio Caldarelli e Paolo Sabatino

Appuntamento con di Sonia Lippi e Marco Roncaccia allo Tsopela di Monterotondo, giovedi 9 Novembre ore 19.30, con i due poeti Claudio Caladrelli e Paolo Sabatino.

Claudio Caldarelli presenta Rosso (in luogo d’ogni amore acceso). “Un lungo coinvolgente cammino guidato dai versi incarnati nella naturalità del vivere i sentimenti, coniugata alla parte intima, onirica e contemporanea dell’autore. Dentro le lacerazioni e le ferite della nostra epoca, il poeta si muove in equilibrio di linguaggio, per approdare, in modo amabile e riflessivo, alla ideologia passionale dell’esserci. Una voce intensa, nutrita di multiformi frequentazioni che spaziano dalla Glück passando da Orazio e Lucrezio per approdare ai Sonetti d’Amore di Shakespeare. Nutrimenti non sclerotizzati, ma rivissuti in forme parentali di una lunga, laboriosa e originale ricerca linguistica. Una tale ampiezza di orizzonti di studio e ricerca letteraria ha consentito al poeta di oltrepassare i limiti dei linguaggi, per poi ricondurli alla ricchezza dei generi del passato e del presente, offrendole a prospettive future nel solco delle proprie passioni, spingendoci a cercare un senso nuovo per vivere soffrendo e amando. Quid sit futurum cras, fuge quaerere et (Orazio, Odi).

Durante la serata l’altro autore presente è Paolo Sabatino con il libro “Tanta gente ha cantato l’amore”. Un sogno meraviglioso, un tesoro di parole ritrovato in cantina, un incontro incredibile, una promessa da mantenere. Spasmi adolescenziali che si fanno poesia, innamorata, irrequieta, sofferta, dove fa capolino talvolta l’ironia che la salvifica. Sono versi che disegnano l’amore, protagonista assoluto di una frenetica ricerca di parole nuove, appassionate, perché riviva ancora e ancora. Nei racconti, che sono il continuum delle poesie, le parole si fanno “deliranti” e corrono ubriache a duecento all’ora, parole che “per un po’ non avrei più disturbato”.

Per rimanere sempre aggiornato sulle nostre iniziative salva il numero 3663162955 e scrivi via WhatsApp “Ztoryboard”. Appuntamento al Tsopela, nel cuore del centro storico di Monterotondo in via Guglielmo Oberdan, 12 Monterotondo. Per prenotare: 06 8947 1593 – 347 265 9164

Venerdì 10 novembre

Pagine d’Autunno, la nuova edizione a Riano

Una nuova stagione di “Pagine d’Autunno”, la rassegna letteraria organizzata dall’Amministrazione Comunale di Riano per incentivare la buona pratica del leggere tra i cittadini.
Quest’anno sono cinque gli appuntamenti in programma, che abbracceranno tematiche di grande impatto emotivo e di indubbio interesse: la storia del territorio, la disabilità, l’istruzione, la sostenibilità e la violenza di genere. Si parte venerdì 10 novembre, con la presentazione di “19 luglio. Cadono le bombe. Cronaca familiare, storia e memoria a san Lorenzo” di Elvira Tomassetti e Rolando Galluzzi.

“Antifascisti adesso, perché non è ancora finita” un incontro alla libreria Tomo di San Lorenzo

Cosa vuol dire essere antifascisti ai giorni nostri? Esiste un pericolo di ritorno del fascismo storico? O è piuttosto verosimile l’espandersi di un impasto di nazionalismo camuffato da primato patriottardo, di razzismo come paura patologica dell’altro, di dirigismo autoritario, di pensiero antiscientifico mischiato a elementi propri del fascismo? Sono solo alcuni degli interrogativi sollevati dal libro “ Antifascisti adesso, perché non è ancora finita” scritto dal presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo che, martedì 14 novembre alle 18 presso la libreria Tomo via degli Estruschi, incontrerà attivisti delle sezioni Anpi e delle realtà sociali presenti a San Lorenzo e del municipio II.
“Essere antifascisti adesso vuol dire contrastare il mostro destrutturandolo e assieme proporre un’alternativa che è tutta contenuta nella Costituzione, mai pienamente applicata, e che va difesa, nella cura della memoria partigiana. Occorre una nuova narrazione della Resistenza, in cui la memoria del passato diventi guida per l’azione nel presente e stimolo per l’impegno civile – si spiga nel libro – Al tempo del reversibile declino della democrazia, quando il sistema dei partiti non corrisponde più all’arco costituzionale dei primi decenni della Repubblica, l’associazionismo democratico può essere sia una barriera contro qualsiasi avventura autoritaria sia un punto di ripartenza civile e sociale nella storia dell’Italia libera e liberata. Ma non basta. Occorre estirpare i mali che avvelenano il Paese e creano sfiducia, risentimento, rancore: la povertà, il declassamento sociale, la disoccupazione. Non c’è antifascismo senza lotta contro le diseguaglianze”. All’incontro partecipano le sezioni ANPI del II Municipio Roma, ESC Atelier, l’Atletico San Lorenzo e giornalisti della Rete No Bavaglio.

Nassiriyah, vent’anni dopo: dall’attentato alla ricerca della verità

Una delle pagine più tragiche per l’Italia in Iraq: l’attentato di Nassiriyah. Era il 12 novembre 2003, alle 10.40 del mattino (ore locale), un camion cisterna lanciato a tutta velocità esplose davanti all’ingresso della base militare Maestrale, sede della MSU italiana dei Carabinieri. L’attentato, rinominato subito dai mass media “Strage di Nassiriyah” provocò 28 morti, 19 italiani e 9 iracheni. A vent’anni dalla tragedia, il generale Carmelo Burgio nel libro “Nassiriyah. Dall’attentato alla ricerca della verità” racconta la sua verità sull’attentato. Proprio in quei giorni fatali l’autore assumeva il comando della missione al posto del suo predecessore che terminava il mandato. Nassiriyah ricostruisce l’attacco terroristico del 12 novembre, i mesi immediatamente successivi dedicati alla ricostruzione del reparto e la lunga vicenda giudiziaria, volta a individuare le responsabilità penali e civili dei comandanti sul terreno. Una testimonianza diretta e personale di un evento drammatico che ha segnato la storia dell’Italia e dell’Arma dei Carabinieri. Carmelo Burgio dialogherà con il giornalista Giampaolo Cadalanu, il giovedì 16 novembre alle 18 presso la sala del Gruppo medaglie d’oro al valore militare d’Italia in via dell’Amba Aradam 14.

[ad_2] L’articolo “Case famiglia a rischio chiusura”, una lettera-appello al presidente Mattarella
roma.repubblica.it è stato pubblicato il 2023-11-08 19:27:22 da [email protected] (Redazione Repubblica.it)


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