«Cercavo la gatta che andava in amore». Condannato

«Cercavo la gatta che andava in amore». Condannato


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«Cercavo la gatta che andava in amore». Condannato

JESI – Urlare ad una vigilessa, che lo aveva allontanato da piazza della Repubblica, perché avrebbe avvicinato dei bambini dando loro il suo indirizzo di casa, ha inasprito i controlli su un anziano tanto che per ben tre volte la polizia non lo ha trovato a casa quando doveva stare agli arresti domiciliari per atti persecutori. «Cerco la gatta che va in amore» si sarebbe giustificato un 79enne finito a processo con una triplice accusa: resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale ed evasione. Era ottobre di due anni fa quando una vigilessa del comando di polizia locale lo aveva trovato in piazza, di pomeriggio, a parlare con dei bambini ai quali forniva il suo indirizzo di casa per invitarli da lui. L’agente aveva chiesto ai bambini cosa succedeva e voleva i loro nomi e questo atteggiamento avrebbe fatto arrabbiare il 79enne, residente in città, che ha iniziato ad insultare la vigilessa. Sei una st…, non sono un pedofilo, ti faccio perdere il posto, ti faccio licenziare, non sei tu che mi devi dire dove posso o non posso stare». L’anziano avrebbe poi urlato ai minori lì presenti di non dire nulla a quella donna. «Dite che non è vero che vi ho invitato a casa – avrebbe detto – che non è vero che vi ho dato il mio indirizzo e che ho detto che dovete chiedere il permesso ai genitori prima di venire a casa». I bambini si erano poi allontanati.

La vigilessa aveva fatto rapporto accusando l’uomo di oltraggio a pubblico ufficiale e resistenza visto che la scena era avvenuta davanti a diverse persone e in piazza. Indagando sull’episodio è emerso che i giorni successivi l’anziano, per tre volte, tra il 16 novembre e 1’11 dicembre del 2022, non è stato trovato nella sua abitazione al controllo dei poliziotti del Commissariato, in orari diversi. Questa mattina, difeso dall’avvocato Daniele Massacesi, il 79enne è stato condannato a nove mesi, pena sospesa, solo per l’evasione. Il suo legale, nell’arringa, ha osservato come la vigilessa quel giomo della contestazione non era in servizio e, a differenza di poliziotti e carabinieri che anche fuori dagli incarichi rimangono pubblici ufficiali questo non vale per legge per i vigili urbani considerati pubblici cittadini quando smettono il turno. Il giudice gli ha dato ragione e ha assolto l’imputato per le accuse di oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale perché in quel momento era solo una cittadina. Avrebbe potuto sporgere querela in quelle vesti ma all’epoca non lo ha fatto.

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www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2024-02-27 20:24:26 da


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