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La lettera di Matteo Nunner che ricorda il nonno Aldo Mantovani
VERCELLI (02.12.2023 – 13.24) – Riceviamo e pubblichiamo una lettera dello scrittore vercellese Matteo Nunner per ricordare il nonno, Aldo Mantovani, scomparso nei giorni scorsi.
Mentre andavano a concludersi gli ultimi rintocchi di mercoledì 29 novembre, il cielo terso ormai sgombro di luce, veniva a mancare all’incommensurabile affetto di chiunque l’avesse conosciuto Agostino Mantovani. Aldo, da tempo immemore per chiunque avesse avuto la fortuna d’incontrarlo in questa vita, se non per la sterile anagrafe. Il nonno Aldo, per chi scrive questo breve ritratto di commiato, ma molto altro per molte altre persone, a lui strette in un saldo vincolo di calore nel corso di questi ultimi provanti giorni.
Saranno battute e parole a tratti atipiche rispetto i canoni del genere “letterario” in cui, per la prima volta, mi accingo a scrivere. Per forza di cose parzialmente soggettive e legate al mio personalissimo vissuto di nipote, non per questo limitanti o ostative nei confronti dell’incondizionato amore che giustamente ruotava attorno alla sua figura.
La foga e la paura, nei primi incerti anni d’esistenza, nelle cicliche corse verso la campagna vercellese, oggi periferia cementifera urbanizzata, a ripararsi dalla cieca nubifragio di bombe su Vercelli. L’annichilente miseria del Dopoguerra, la prematura scomparsa del padre, l’ascendenza sociale tutt’altro che privilegiata.
Un trittico che ha collaborato all’unisono alla nascita di una delle sue più sofferte separazioni: quella dal mondo scolastico. Ragazzo-uomo di casa, figlio primogenito e fratello maggiore a cui tendere la mano, dedito sin dalla giovane età al duro apprendistato da elettricista.
Non per questo dimentico della cultura, in un’epoca buia in cui per tutti era l’ultima delle priorità: i corsi serali per una licenza media, sfiancato dalle ore del lavoro diurno. E poi una vita ad affinare la solitaria arte dell’autodidatta, in cui eccelse in tutte le sue stagioni: la miriade di volumi e testi accumulati in una biblioteca personale di borgesiana memoria, i proibitivi dipinti ricercati e acquistati a fronte d’immensi sacrifici, lo studio approfondito dell’esperanto e della lingua piemontese.
Un orgoglioso elettricista ferroviere il quale, rispetto all’erudito docente universitario, poteva difettare solo nella superbia, in lui per natura del tutto assente. L’amore atavico e nobile per Luciana, inafferrabile perfino dal demone del tempo. L’amore serio e incrollabile per le due figlie. L’amore maieutico e innocente per i tre nipoti. Appassionato traduttore delle novelle cinesi composte in esperanto, pubblicate a suo nome nel libro “L’ombrello arancio”. Una terza età che nulla ha avuto a che spartire con lo stantio stereotipo di “anziano”. Uno spirito, insomma, raro e in parte avulso dalla pochezza del circostante, della maggioranza, del suo secolo.
Personalmente, infine, la…
www.vercellinotizie.it è stato pubblicato il 2023-12-02 13:27:28 da Andrea Borasio
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