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Basta un colpo d’occhio per rendersi conto della velocità con cui le nanoplastiche interagiscono con le cellule. Le immagini, prodotte con strumentazioni molto sofisticate da uno studio di Enea, Università della Tuscia e Cnr di Ancona, mostrano come i residui del polistirolo che disperdiamo nell’ambiente, particelle cento volte più piccole di un granello di polvere, impieghino appena mezz’ora per entrare dentro le cellule di orate e trote.
Per lo studio non sono stati utilizzati animali vivi ma modelli in vitro di cellule. Quelle di orata sono risultate circa quattro volte più sensibili alle nanoplastiche rispetto a quelle di trota. Dopo 24 ore già si vede l’innesco della morte cellulare programmata causato dalle particelle da 20 nanometri.
Nel servizio di Mauro Scanu le interviste a Paolo Roberto Saraceni, Laboratorio di Biotecnologie Red – ENEA, e a Simona Picchietti, Dipartimento Dibaf – Università della Tuscia
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