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Foggia – La campagna di raccolta del grano duro in Capitanata, cuore della produzione cerealicola in Italia, si sta rivelando più difficile del previsto.
Le condizioni climatiche avverse, in particolare la siccità che ha colpito numerosi Paesi produttori, hanno influito pesantemente sui raccolti, portando a rese inferiori alle aspettative e a un mercato in forte crisi.
Rendimenti in calo e mercato in sofferenza
Secondo i primi dati diffusi da Cia Puglia, le rese nelle zone di coltivazione a maggese oscillano tra 25 e 30 quintali per ettaro, mentre il grano duro ha registrato una media di appena 10-15 quintali per ettaro, con punte di 20 o più in aree meno colpite dalla siccità.
La produzione complessiva della regione, che si avvicina alle 700mila tonnellate su oltre 300mila ettari, si trova così a dover fare i conti con un calo significativo.
Sul fronte dei prezzi, la situazione è altrettanto inquietante.
Dopo aver raggiunto i 455-460 euro a tonnellata ad agosto 2023, le quotazioni sono scese a circa 360-365 euro, con perdite di circa 150 euro rispetto ai picchi di inizio stagione.
La mancata quotazione del grano duro nelle borse merci di Foggia, Roma, Bari, Napoli e Altamura ha contribuito a creare un clima di incertezza tra gli operatori.
Il peso della crisi e le richieste degli agricoltori
Il settore si trova in una fase di crisi che, secondo gli esperti, sta assumendo i caratteri dell’ordinarietà.
Patrizia Lusi, presidente della Fondazione Zaccagnino, sottolinea come il contratto di filiera abbia finora garantito una certa stabilità, ma la situazione generale richiede interventi concreti.
“Il nostro grano vive un momento difficile, e i prezzi attuali sono lontani anni luce da una remunerazione equa che copra i costi di produzione”, afferma.
Il peso specifico del frumento duro italiano, con proteine che raggiungono il 14-15%, rappresenta un punto di forza, ma non basta a compensare le basse quotazioni.
Angelo Miano, presidente di Cia Capitanata, denuncia come i prezzi siano ancora troppo bassi, tra i 27 e i 28 euro al quintale, e si prospetti un ulteriore calo.
“Siamo lontani da una remunerazione giusta e sostenibile. È necessario riequilibrare la distribuzione del valore lungo tutta la filiera”, aggiunge.
Chiamata all’intervento governativo
Gennaro Sicolo, presidente di Confagricoltura, non ha dubbi: “Occorre un intervento immediato del Governo per fermare questa spirale al ribasso e tutelare gli agricoltori”. La crisi del settore cerealicolo, infatti, rischia di compromettere la sostenibilità economica delle aziende agricole e di mettere a rischio la produzione nazionale di uno dei prodotti simbolo del Made in Italy.
Lo riporta l’edicola.
www.statoquotidiano.it è stato pubblicato il 2025-06-22 13:07:10 da Redazione
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