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Si è avvalso della facoltà di non rispondere Guido Rancilio, davanti al gip di Milano Giulio Fanales. L’udienza di convalida si è svolta all’ospedale Policlinico di Milano dove il 35enne è ricoverato dallo scorso mercoledì pomeriggio. E’ accusato di aver ucciso la madre Fiorenza con un colpo alla testa assestato con un manubrio da palestra.
L’uomo, che soffre di disturbi psichiatrici, ha risposto solo alle domande di rito ed è stato in grado di comprendere gli avvisi del gip che è rientrato da pochi minuti al Palazzo di Giustizia. Potrebbe depositare in giornata o entro domenica mattina la convalida del fermo, eseguito dai carabinieri della Compagnia di Milano Duomo e decidere sulla richiesta di custodia cautelare in carcere della pm Ilaria Perinu. In sostanza si tratta di decidere tra il carcere o una struttura di cura sempre in regime cautelare. Ad ogni modo, anche se venisse disposto il carcere, il 35enne potrebbe rimanere ancora per giorni in cura nel reparto di psichiatria dell’ospedale prima del trasferimento.
Da quanto si è saputo Guido Pozzolini Gobbi Rancilio, è sotto sedativi ed è ancora molto confuso e stanco. Non riesce a mettere a fuoco quello che è accaduto: dice solo di aver preso molte pastiglie perché “mi sentivo giù, a terra”. Al Policlinico chiede il motivo per cui si trova lì e perché “ci sono i soldati”, riferito ai carabinieri che lo piantonano.
Nella richiesta della pm, si fa riferimento a tre diversi ricoveri per problemi di salute mentali, il primo nel 2014, poi nel 2021 e l’ultimo dal 14 gennaio al 21 marzo 2023 e da allora l’indagato sarebbe in cura in una comunità riabilitativa. Anche per questo la Procura di Milano disporrà una perizia psichiatrica ma, per il momento, ha escluso “elementi” che possano far emergere l’incapacità di intendere e di volere e quindi la non imputabilità del 36enne.
Il movente, “con elevata probabilità razionale, è da individuare – ha spiegato la pm Perinu – nei rapporti esistenti tra madre e figlio, rovinati dalla patologia sofferta dall’indagato”, il quale era in casa quando la madre è stata trovata senza vita nel salotto.
Il 35enne, all’arrivo delle forze dell’ordine nell’appartamento il giorno del delitto, si è limitato a farfugliare cose senza senso, riferiscono i testimoni, mentre il medico che ha constatato il decesso tentava di stabilire un contatto lui rispondeva solo dicendo ‘viva la libertà”, si legge nel provvedimento. Sul comodino dell’uomo sono stati trovati diversi farmaci e per lui è subito scattato il trasferimento in una struttura ospedaliera.
Anche lo zio della 73enne, entrato nell’appartamento quel mattino, ha descritto così la scena: “Nel salone era presente il figlio Guido, che girava intorno al corpo riferendo parole incomprensibili, farfugliando”.
La ricostruzione dei fatti
Da quanto trapelato, dai rilievi medico legali, la morte della 73enne Fiorenza Rancilio risale alla mattina del 13 dicembre. A insospettire è stata la sua assenza: la donna, infatti, ogni mattina intorno alle 9.30, andava negli uffici che si trovano nello stesso palazzo al civico 6 di via Crocefisso, dove abitava in un appartamento accanto a quello del figlio.
Il corpo senza vita – vestito come per uscire – è stato trovato, disteso sul pavimento del salotto, avvolto da asciugamani e coperte, forse per tamponare il sangue della profonda ferita alla testa. Nell’abitazione, sotto sequestro, sono stati requisiti alcuni oggetti compatibili con la ferita. In particolare, l’attenzione degli investigatori è focalizzata su un oggetto, non sporco di sangue e che dunque potrebbe essere stato ripulito.
Il figlio della donna, che nel 1995 ha assunto anche il cognome materno, è stato trovato seduto a terra in una delle stanze dell’appartamento, suddiviso in più livelli, che divideva con la madre. La porta d’ingresso – da quanto appreso – era chiusa dall’interno al momento dell’arrivo degli investigatori dell’arma.
La vittima, appartenente a una nota famiglia di immobiliaristi, era anche presidente della fondazione “Augusto Rancilio”, intitolata a suo fratello, architetto che a 26 anni, nel 1978, fu rapito e non fu mai ritrovato.
Diverse le testimonianze raccolte: “Mai sentiti litigi, mai urla”, ha riferito un addetto alle pulizie dell’edificio al civico 8. “Non vedevo la signora da un po’ di tempo – ha affermato – sia lei sia il figlio erano sempre molto cordiali quando li ho incontrati, anche il figlio era sempre molto tranquillo”.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2023-12-16 13:00:00 da

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