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Il quadro investigativo che ha tracciato nel corso della sua requisitoria il pubblico ministero Giuseppe Bontempo, sembra lo scatto di una fotografia molto nitida di un qualsiasi quartiere italiano ad alto tasso di criminalità e di spaccio. Ci sono le vedette, i pusher, lo scambio con gli acquirenti: soldi e dosi. Tutto chiuso, sembra una fortezza inespugnabile. «Un fortino», lo definisce il pm in aula quando formula le richieste di condanna nei confronti dei 15 stranieri accusati di spaccio nel quartiere Nicolosi a Latina dove non mancava niente sotto il profilo del consumo e dello spaccio.
E’ iniziato venerdì – davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina Pierpaolo Bortone – il processo nei confronti di 15 stranieri che facevano parte di una rete invisibili di pusher in un quartiere che dagli investigatori è ritenuto un osservato speciale.
«E’ un fortino della droga», ha osservato la pubblica accusa quando ha parlato anche del ruolo ricoperto dalle sentinelle e dai pusher che vendono la sostanza stupefacente.
La droga – come è emerso nel corso delle indagini – era venduta anche a poca distanza da una scuola del capoluogo pontino che si trova a due passi da dove sono avvenuti i fatti.
Sentinelle, cunicoli, muretti di protezione da scavalcare o dietro cui nascondersi in caso di qualche occhio indiscreto e poi tante accortezze hanno avuto gli imputati per non lasciare tracce e non destare il minimo sospetto. Era questo quello che accadeva al Nicolosi ha ribadito la pubblica accusa. Una volta chiuse le indagini gli imputati avevano chiesto un giudizio alternativo come il rito abbreviato (un giudizio previsto dal codice che prevede la riduzione di un terzo della pena).
Un anno fa, lo scorso dicembre, era stata conclusa l’operazione ed erano state emesse le ordinanze di custodia cautelare firmate dal giudice Mario La Rosa.
Molti residenti della zona tra via Marchiafava e via Corridoni, avevano presentato una serie di esposti per un continuo via vai di persone.
Emblematico il resoconto di una residente. «La sera verso le 19 si siedono su un muretto e iniziano a spacciare, nascondendo la droga nei giardini attigui dei condomini». A destare un certo allarme anche la vicinanza alla Scuola Giovanni Cena, al Liceo Alessandro Manzoni, alla scuola dell’Infanzia Pasubio, fino al Liceo Artistico Buonarroti.
La brillante attività investigativa era stata portata a termine grazie anche a degli agenti sotto copertura e sono in tutto 28 gli episodi di spaccio. Le indagini erano state condotte dalla Polizia e la Procura aveva accolto le risultanze investigative.
Nel corso della prossima udienza fissata per il 14 dicembre la parola passerà alle difese che cercheranno di smontare l’impianto accusatorio. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Alessandro Farau, Giovanni Codastefano, Alessia Vita.
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L’articolo «Era un fortino per lo spaccio»
www.latinaoggi.eu è stato pubblicato il 2023-12-03 09:30:03 da

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