Foggia, il caso Sanitaservice scuote la Regione: a rischio 40 milioni di euro


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FOGGIA – Una falla nei conti pubblici da oltre 40 milioni di euro rischia di aprirsi nei bilanci della sanità pugliese.

Al centro della vicenda c’è la Sanitaservice della Asl di Foggia, finita nel mirino della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate per il mancato versamento dell’Iva sulle prestazioni fornite alla Asl.

Una questione tecnica, ma dalle implicazioni molto concrete: se l’interpretazione dell’erario dovesse essere confermata, il conto per la sola provincia dauna potrebbe superare i 40 milioni di euro, tra imposte, sanzioni e interessi.

La Regione Puglia, però, è convinta del contrario.

Secondo l’interpretazione giuridica che si sta tentando di accreditare, le società in-house – come le Sanitaservice – non dovrebbero applicare l’Iva, in quanto manca l’«alterità» tra l’ente pubblico committente e il fornitore del servizio.

Una tesi che, se accolta, potrebbe ribaltare completamente lo scenario, generando un risparmio annuo stimato tra i 20 e i 25 milioni di euro e aprendo la strada a rimborsi milionari per le Asl.

Ma al momento i fatti dicono altro.

La Sanitaservice di Foggia è stata già sanzionata per il mancato versamento dell’Iva relativa al 2011 – circa 4,3 milioni di euro – e sono in arrivo nuove contestazioni per gli anni successivi.

La particolarità? A differenza delle altre Sanitaservice pugliesi, che fin dall’inizio applicano l’Iva in fattura basandosi su una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 2007 e su un interpello promosso dalla Asl di Taranto, Foggia ha scelto una strada diversa. Una scelta che ora presenta il conto.

Per cercare di mettere ordine, la Asl foggiana ha chiesto un parere pro-veritate all’Università di Bari, con l’obiettivo di dimostrare che il prelievo fiscale è improprio.

L’argomento chiave è che l’Iva, non essendo detraibile per le Asl, rappresenta solo un aggravio di costi pubblici, senza alcun beneficio per l’erario.

Una battaglia legale è già cominciata: la Sanitaservice ha impugnato il processo verbale di constatazione, ma la strada è lunga e accidentata.

Nel frattempo, il bilancio della Asl dovrà tenere conto del possibile esito negativo del contenzioso. Il rischio è di dover accantonare fondi per far fronte a un’esposizione potenziale da 40 milioni.

E proprio nei giorni in cui è arrivata la notifica del verbale, si è dimesso – per motivi ufficialmente non collegati – il direttore amministrativo dell’azienda sanitaria.

La vicenda riaccende i riflettori su un’intera stagione politica e amministrativa. Le Sanitaservice furono volute dall’allora assessore alla Sanità Tommaso Fiore durante la giunta Vendola, con l’obiettivo di internalizzare servizi come pulizie, ausiliariato e, in alcuni casi, emergenza-urgenza 118.

Dovevano garantire risparmi e maggiore controllo, ma oggi si moltiplicano le perplessità: tra costi non previsti, contenziosi fiscali e ombre sul reclutamento del personale.

Non è un caso se già nel 2015, dopo una sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato l’in-house della Asl di Brindisi, non sono stati più creati nuovi affidamenti diretti.

La Regione ha aperto un tavolo tecnico per valutare le alternative: una delle ipotesi sul tavolo è la creazione di un’unica agenzia regionale per la gestione dei servizi, che potrebbe assorbire i circa 5mila dipendenti oggi impiegati nelle Sanitaservice.

In alternativa, resta solo il ritorno agli appalti, ma senza possibilità di applicare la clausola sociale: tradotto, nessuna garanzia per chi oggi ha un posto di lavoro.

Un puzzle normativo e finanziario di difficile soluzione, che rischia di trasformare una presunta operazione di efficientamento in un boomerang per i conti pubblici.

Lo riporta lagazzettadelmezzogiorno.it

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www.statoquotidiano.it è stato pubblicato il 2025-04-18 09:59:15 da Redazione


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