Gasdotto esploso, assolti i 18 imputati  – Teramo

Gasdotto esploso, assolti i 18 imputati  – Teramo


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TERAMO. A ricordare per sempre quella drammatica giornata del 6 marzo del 2015 resterà solo la foto di un gasdotto squarciato. Nove anni dopo l’esplosione avvenuta in contrada Mutignano di Pineto, senza vittime solamente per fortunate coincidenze, una sentenza assolve i 18 imputati del gruppo Snam rete gas. Per il giudice di primo grado del tribunale di Teramo Emanuele Ursini il fatto non sussiste: le motivazioni annunciate tra 90 giorni spiegheranno il perché.
Svuotato di tutte le parti civili (proprietari di case danneggiate, associazioni ambientaliste ed enti locali hanno ottenuto dei risarcimenti e quindi non si sono costituiti), il processo in otto anni è passato da un giudice all’altro ed è stato declinato da svariati rinvii, da una sospensione imposta dal Covid e dai tempi lunghi che quasi sempre caratterizzano tutti i procedimenti con numerosi indagati a cominciare dagli immancabili difetti di notifica.
Il pubblico ministero Silvia Scamurra (titolare del fascicolo) nell’ udienza del dicembre scorso aveva chiesto 4 assoluzioni e 14 condanne per complessivi 24 anni di pena. A tutti era stato contestato il reato di disastro colposo, mentre per quello di incendio boschivo colposo era stato lo stesso pm a chiedere l’assoluzione per intervenuta prescrizione.
Il pm aveva chiesto una condanna a due anni ciascuno per Alessandro Troiano e Lorenzo Razzi, nella loro veste (nel periodo dei fatti) il primo di dirigente per la sicurezza nel distretto centro orientale e il secondo di preposto al centro di Chieti; due anni ciascuno erano stati chiesti per Valentino Pistone, Gianmario Giurlani, Paola Elisabetta Bonandrini e Roberto Cati, responsabili tecnici per il distretto centro orientale nel periodo in cui, secondo l’accusa della Procura, «insorgevano le problematiche di aggravio di tensione sulla condotta nel tratto esploso e venivano eseguiti interventi di stress release». Un anno e sei mesi ciascuno la pena chiesta per Claudio Ghibaudo, Gianpaolo Annoni, Vincenzo Vigo, Francesca Zanninotti (tutti dirigenti per la sicurezza dal 2011 al 2015) e Benedetto Rigolini, Pasquale Iozzo, Angelo D’Ercole, Alberto Ausilii, responsabili tecnici per il distretto interessato da ottobre 2010 al 2015 a cui la Procura contestava, così si legge negli atti, «la mancata pianificazione/predisposizione di misure supplementari per il controllo dei movimenti di versante». Lo stesso pm aveva chiesto l’ assoluzione per Sergio Busacca, Luca Schieppati, Daniele Gamba e Maurizio Zangrandi per non avere commesso il fatto. L’esplosione avvenne in occasione di una frana verificatasi dopo due mesi di piogge in un’area classificata a moderato rischio idrogeologico. Sotto accusa, in particolare, le modalità con cui nel 2010 erano stati realizzati alcuni lavori di messa in sicurezza di quel tratto di gasdotto. Secondo la Procura fin dal 2008 le costanti attività di monitoraggio svolte dalla società sulle tubature avrebbero messo in luce come la condotta, nella parte poi esplosa, si fosse alzata di circa 26 centimetri rispetto al 2001.
Un aspetto che, sempre per l’accusa, avrebbe evidenziato uno stato di tensione del tubo legato ai movimenti del terreno e rispetto al quale l’azienda aveva programmato una serie di interventi. Interventi indicati come realizzati nel l 2010, con l’obiettivo di ridurre lo stato di tensione ma che, all’atto pratico (sempre secondo la Procura) sarebbero stati fatti in maniera difforme a quanto preventivato. Accuse che, evidentemente, non hanno retto all’esame dibattimentale chiuso con l’assoluzione di tutti gli imputati.
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www.ilcentro.it è stato pubblicato il 2024-02-07 13:29:47 da


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