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La Regione è convinta e soddisfatta dei Cau, i “centri di assistenza e urgenza” che hanno l’obiettivo di togliere utenti e lavoro al pronto soccorso di Piacenza, ingolfato da tempo, soprattutto in questo periodo dell’anno. «I nuovi dati – ha detto Raffaele Donini, assessore regionale alla sanità – confermano che i Cau stanno diventando un punto di riferimento per i cittadini per le prestazioni urgenti di bassa criticità. La riorganizzazione dell’emergenza urgenza ha intercettato un bisogno delle nostre comunità e siamo certi che, grazie al lavoro dei professionisti impegnati nei Cau e nella Continuità assistenziale, i Cau diventeranno presto un luogo di cura sempre più in sintonia con i territori». Sul territorio la pensano davvero così? Non è dello stesso avviso, ad esempio, Federico Beccia, sindaco di Ottone e medico di famiglia in Valtrebbia.
«Ho raccolto – spiega Beccia – un po’ di impressioni dei pazienti. Molti non sono soddisfatti del Cau di Bobbio. Non si comprende cosa sia. È una guardia medica? Più o meno agisce come la continuità assistenziale, solo con qualche strumentazione in più, però senza effettuare visite a domicilio».
Cosa è cambiato a Bobbio? «Paradossalmente il Cau ha tolto – risponde il sindaco e medico – invece che aggiungere. Si è ristretta molto l’offerta sanitaria, ci sono delle incongruenze evidenti. Il Cau di Bobbio non può sostituire il punto di primo intervento dello stesso ospedale. I “ppi” erano un punto di stabilizzazione del paziente, gestivano anche patologie di “media portata”, mentre oggi il Cau interviene in situazioni tipiche della guardia medica e non effettua ricoveri, ma fa trasportare a Piacenza il paziente. Così l’ospedale del capoluogo riceve i pazienti del territorio. E spesso, dopo la diagnosi, li rimanda a Bobbio per un ricovero».
«Spero che le criticità – aggiunge – vengano analizzate in maniera approfondita dalla Regione, visto che siamo soltanto in una fase iniziale del percorso, per altro in una fase di Covid e di influenze stagionali. Per ora rimpiango la guardia medica classica a Ottone, Bobbio e Travo e un punto di primo intervento a Bobbio. Come già detto, siamo in una fase di picco influenzale, ma se si tolgono i tre pronto soccorso della provincia, è normale che quello di Piacenza sia sovraffollato. Ascoltando i miei pazienti, quando un cittadino sta male in Alta Valtrebbia, si reca direttamente a Piacenza a farsi curare».
Per Beccia la Regione dovrebbe approfondire la novità, perché il «Cau non funziona benissimo, servono migliorie, per evitare ad esempio il via vai del paziente costretto a fare “Bobbio-Piacenza-Bobbio”, con un’attesa di diverse ore al pronto soccorso cittadino per la diagnosi». Rimane un’altra la battaglia da proseguire, secondo il primo cittadino ottonese. «Bisogna trattare meglio i medici, a partire dalle guardie mediche, che sono sempre meno e più oberate di lavoro. Siamo tutti sotto attacco, vengano migliorate le condizioni economiche e di lavoro, altrimenti la fuga verso il settore privato sarà maggiore».
www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-01-12 06:00:00 da
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