“Il ministro Nordio non avvisato”, il comandante libico espulso dall’Italia


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Il carcere Lorusso e Cutugno di Torino è già un ricordo per lui. Espulso e imbarcato su un aereo per Tripoli. Lontano dalla città, dove era arrivato per vedere Juve-Milan di sabato scorso e dove è finito in cella. Ma l’arresto del comandante libico Najeem Almasri, è irrituale, scrive la Corte d’Appello di Roma, competente in questi casi. Che ne ha disposto la scarcerazione.
C’è un errore di procedura. Prima, infatti, nessuno ha avvisato il ministro della Giustizia. Carlo Nordio ha ricevuto gli atti della Questura di Torino nelle scorse ore ma non ha  avanzato richieste, aggiunge la Corte d’Appello. 
Sempre lui tiene i rapporti con la Corte penale internazionale, il tribunale che dall’Aia dà la caccia a chi commette crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Nella lista dei ricercati era finito anche Almasri, comandante della polizia giudiziaria libica, il cui nome si lega, tra l’altro, alla prigione di Mitiga, vicino Tripoli. Proprio sulla costa del Mediterraneo, che i migranti sognano di attraversare. Ma per chi veniva fermato e trasferito nella struttura, la vita diventava un incubo. Lì secondo la Corte penale internazionale, Almasri ha commesso reati punti con la pena massima dell’ergastolo. 
Ora è libero. Critiche le opposizioni, che chiedono chiarezza al governo. Espulsi anche i tre connazionali che erano con Almasri.

 

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