Il no al Mes è stato improprio ma fino a che ho sostegno non mi dimetto

Il no al Mes è stato improprio ma fino a che ho sostegno non mi dimetto


[ad_1]

Giorgetti non si dimette, almeno fino a che la maggioranza lo sosterrà “su progetti seri, credibili e sostenibili”  e non vede perché “dovrebbe lasciare”. A poco meno di tre giorni dallo scontro legato alla mancata ratifica del Mes, il ministro dell’Economia dice la propria in una lunga intervista rilasciata a Il Giornale

La prima risposta è senza stupore e diretta all‘opposizione che “da mesi preparavano l’apocalisse sul Mes. E puntualmente lo scossone è arrivato al momento del voto. Io me la spiego così. Prima pensavano che crollasse tutto con la manovra, ma le agenzie di rating hanno spiegato che difficilmente avremmo potuto fare meglio quanto a prudenza, responsabilità e stabilità dei conti pubblici. Poi anche il Patto di Stabilità è andato nel verso giusto: qualche brusio ma niente più. Non restava che il Mes”. 

D’altronde, sul Meccanismo Europeo di Stabilità ormai “la questione non era più economica bensì politica” e nessuna sorpresa dato che “la Lega ha sempre detto che era contraria. Dunque, è questione di coerenza. Ciò che appare improprio per un membro dell’Unione è che dopo aver preso un impegno di ratifica, al momento di firmare si tira indietro”. 

“Il Mes è uno strumento come altri – ha quindi puntualizzato –  per esempio come i fondi di risoluzione nazionale e quelli europei per: dunque, niente più che una delle possibili soluzioni al problema vero, che è il debito. Ma se si lavora con prudenza, prendendo anche decisioni impopolari per renderlo sostenibile, il Mes diventa poco più di una cura sul bancone del farmacista. Non credo che l’Europa senza il Mes in versione salva-banche corra seriamente rischi di stabilità”. 

E alla domanda se è possibile che se è possibile che 19 Paesi dell’Eurozona che hanno ratificato il Mes in versione salva-banche ora decidano di andare avanti senza l’Italia, Giorgetti risponde che “tutto è possibile. Ma il Mes è nato in una certa fase storica con problematiche diverse dalle attuali. L’Unione Bancaria e il Mercato dei Capitali sono più importanti, specie per l’Italia. Capisco l’irritazione dei partner per la bocciatura, anche se sapevano da tempo che questa possibilità era tutt’altro che remota. Però ricordo che anche il governo Draghi si era rifiutato di presentare il Mes in Parlamento, rinviandone l’esame. Perlomeno noi al voto ci siamo arrivati. Un punto alla fine è stato messo”.

Il ministro si dichiara poi certo che “la fiducia nei confronti dell’Italia sarebbe crollata solo se il governo avesse approvato una manovra con proposte bizzarre, come quelle che spesso provengono dall’opposizione. Per solito i mercati valutano il comportamento di un governo soprattutto rispetto alla sostenibilità del debito”. 

A proposito del Patto di Stabilità chiarisce: “Al netto del contenuto positivo relativo al Pnrr, un’Europa che ha l’ambizione di sedere al vertice del sistema geopolitico, di disporre di un proprio esercito, di puntare seriamente alla transizione energetica, non può ignorare che tutto questo implica grandi investimenti pubblici. Le scelte devono essere coerenti con le ambizioni e i mezzi adatti a perseguirle”. Il Patto, ammette Giorgetti, ha un testo “troppo complesso e quindi ancora poco comprensibile negli sviluppi. E tuttavia c’è chi ritiene di avere capito già tutto e spaccia qua e là sciocchezze che non aiutano a capire l’importanza dei passi in avanti. Proprio perché troppo complesso, serviranno molte simulazioni per capire come funziona realmente. Il punto è che in tanti vivono ancora dell’allucinazione pandemica, quando non c’erano regole sul debito e i tassi erano a zero o addirittura negativi. Oggi la realtà è un’altra. I tassi sono volati e fare debito a ripetizione non è più possibile. Soprattutto bisogna capire che il confronto va fatto non con la fase pandemica, ma con il vecchio Patto di Stabilità”. 

Infine, il Superbonus, che sarà sul tavolo degli argomenti cui dovrà rispondere alla Camera il 27 dicembre: “Spero per mercoledì di avere i dati aggiornati e in base alla politica del ministero dell’Economia dirò fino a che punto potremo tutelare le situazioni più fragili. Però debbo ricordare che ogni mese di superbonus ha un costo enorme, insostenibile in termini di finanza pubblica. Si farà solo qualcosa nei limiti in cui non venga pregiudicato l’equilibrio generale dei conti”. 

[ad_2] L’articolo “Il no al Mes è stato improprio ma fino a che ho sostegno non mi dimetto”
www.rainews.it è stato pubblicato il 2023-12-24 09:05:00 da


0 Comments