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“Io ho due figlie femmine ma non ho insegnato loro che il patriarcato è una malattia perché non è una malattia”. Parola di Roberto Feola, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Fiumicino. Feola ha spiegato il suo punto di vista sulla parità di genere durante una seduta ufficiale del consiglio comunale avvenuta ieri in occasione del delitto di Giulia Cecchettin uccisa dal suo fidanzato e delle polemiche seguite alle frasi di Massimiliano Catini, anche lui consigliere di centrodestra a Fiumicino, che aveva intimato a una collega dell’opposizione di stare “a cuccia e di tacere”.
Ieri ci ha pensato Feola ad aggiungere un altro tassello sulla cultura patriarcale. “Non volevo intervenire ma purtroppo la discussione va avanti e va oltre”, ha esordito Feola in risposta alla consigliera Antonelli che dai banchi del centrosinistra aveva criticato il patriarcato fra uomo e donna indicandolo come una delle ragioni alla radice della violenza di genere. “Ognuno di noi fa del linguaggio ciò che ritiene opportuno – continua il consigliere di Fdi Feola – in fondo io nella democrazia ci credo ma forse non siamo nello stesso punto: quando parla di patriarcato c’è qualcosa che non mi torna. Ho due figlie femmine ma non ho insegnato che il patriarcato è una malattia. Se si estremizza diventa una malattia ma così demonizziamo. Anche la Schlein parla di patriarcato ma i problemi sono altri. La persona che ha fatto l’atto a quella ragazza è una persona malata e personalmente la penso così”.
Le parole di Feola hanno scatenato la reazione dei consiglieri di opposizione e a prendere la parola è stata proprio Paola Meloni, presidente della commissione Trasparenza e consigliera di opposizione a cui pochi giorni fa il collega di maggioranza Catini disse di “tacere e stare a cuccia” per non rispondere a una domanda sugli interventi fatti contro il dramma dell’erosione costiera a Fregene. “Passiamo la domenica mattina a leggere il vangelo sul rispetto del prossimo e poi nel pomeriggio passiamo agli insulti e alle provocazioni – ha detto -Purtroppo vediamo che il rispetto della parità di genere è ancora oggi nel 2023 una questione di educazione e di cultura che manca. Dove non si arriva con la cultura e la parola si arriva con la violenza e l’insulto. E appunto il patriarcato”.
Proprio contro il patriarcato si muove anche il consiglio del X municipio: la commissione pari opportunità ha convocato una riunione per “fare un cambio di passo rispetto alla cultura patriarcale – spiega la consigliera Silvia Fiorucci – lanceremo una campagna su tutti i social”.
roma.repubblica.it è stato pubblicato il 2023-11-21 20:25:54 da [email protected] (Redazione Repubblica.it)

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