il Vescovo della Diocesi Mons. Suetta “La morte non è un diritto” – Sanremonews.it

il Vescovo della Diocesi Mons. Suetta “La morte non è un diritto” – Sanremonews.it


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il Vescovo della Diocesi Mons. Suetta “La morte non è un diritto” – Sanremonews.it

Il Vescovo della Diocesi di Ventimiglia-Sanremo, Mons. Antonio Suetta, è intervenuto sull’iter di approvazione di norme sul suicidio medicalmente assistito, come quanto accaduto nei giorni scorsi in Veneto.

https://www.youtube.com/watch?v=RkGb4qP1am0

“Si tratta di temi legati al valore alla dignità, alla sacralità e alla inviolabilità della vita in tutti i suoi aspetti. Certamente la vita viene colta nella prospettiva di un dono di Dio e viene anche colta nella prospettiva del suo intrinseco valore antropologico e quindi la vita va rispettata sempre in tutte le circostanze e va garantita anche una bontà, una bellezza e una qualità della vita. Il nostro pensiero non può non andare alle tragedie che oggi affliggono la cittadinanza mondiale, come le guerre”.

“Il caso che si è verificato recentemente in Veneto – prosegue Suetta – è uno dei tanti segnali che deve indurci ad una riflessione più attenta su queste tematiche. Purtroppo da premesse negative che già esistono nella nostra legislazione italiana, penso alla dichiarazione alle dichiarazioni anticipate di trattamento e penso alla sentenza della corte costituzionale che in qualche modo introduce una possibilità di suicidio medicalmente assistito. A mio parere la negatività e la gravità dell’iniziativa assunta in Veneto e, a mio parere fortunatamente naufragata, sta nel fatto che questa mentalità continua ad essere proposta, come se fosse una cosa buona come se fosse un diritto ma non è né l’una né l’altra cosa. La morte non è un diritto. Disporre della propria vita perché né noi stessi né gli altri possono essere padroni della nostra vita ma, soprattutto, è un modo anche abbastanza subdolo di tentare di allargare sempre di più una strada”.

L’aspetto che vorrei mettere in evidenza – termina – naturalmente trascurando quelli fondamentali che do per conosciuti e adeguatamente approfonditi e che naturalmente saranno ancora oggetto di riflessione nei prossimi giorni e nelle prossime iniziative vorrei soltanto sottolineare un aspetto che spesso sfiora o addirittura tocca noi credenti a volte noi diciamo ‘Io non voglio fare questa cosa perché credo che sia sbagliata’. Ma, in uno Stato laico e democratico non posso impedire che un altro la faccia se la vuole legittimamente per sé. Ecco il difetto di questo ragionamento sta nell’avvertire della propria vita o della vita altrui. E allora noi credenti ma non solo noi, tutti gli uomini di buona volontà e di sano ragionamento che sanno individuare dei valori veri autentici dei diritti reali, che sono fondati sulla persona e sul diritto naturale. Tutte queste persone sanno che noi dobbiamo adoperarci per una società giusta e la società giusta non è quella che consente a ciascuno di fare quello che vuole, ma è la società che riconosce il bene comune lo propone e lo tutela per tutti”.



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