in scena un improbabile “processo” a Scajola (Il punto) – Imperianews.it

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Penoso“, “ridicolo“, “surreale“: molti di questi aggettivi, tesi a descrivere lo spettacolo andato in scena ieri sera in consiglio comunale, si sono sentiti anche in aula nella descrizione fatta dai consiglieri comunali. In effetti, sono termini che rendono bene l’idea di cosa sia capitato nel parlamentino cittadino convocato in seduta monotematica straordinaria.

Come prevedibile, la discussione che verteva sulla strigliata del sindaco Claudio  Scajola all’ex comandante della polizia municipale Aldo Bergaminelli, finalizzata nell’intenzione dei 7 proponenti, ad ottenere la “formale censura” del primo cittadino, ha finito per ridursi sostanzialmente a un processo surreale.

Da un lato la pattuglia degli “accusatori”, più o meno agguerriti, dall’altro l’intera schiera dei “pretoriani” pronti alla difesa ad oltranza. I primi a correre per guadagnarsi la nomina a “inquisitore capo”, i secondi a sfoggiare le migliori tecniche difensive per dimostrare, ancora una volta, dedizione, fedeltà e, chissà, ottenere una promozione sul campo.

Nel mezzo i pochi che, scoprendo l’acqua calda, facevano notare che il “processo” se mai sarà, forse compete alla Magistratura.

Infine, a lato, un folto pubblico dove tra i curiosi,  i “lealisti” sono sembrati più numerosi dei “giacobini“.

Se gli schieramenti erano prevedibili la speranza era quella che venissero, però, risparmiate cinque ore di una “discussione” che, per toni e argomenti, haha ricordato le più note rappresentazioni sul tema della miglior commedia all’italiana.

L’ansia agonistica ha finito per travolgere molti dei partecipanti alla “pantomima”. Novelli giuristi inanellavano devastanti strafalcioni, tra “fatti storici” e “giudizi morali”, richiami pasticciati a pratiche medioevali, riferimenti totalmente sballati alla procedura penale. Altri, forse pensando di essere alla Camera dei Lord, tenevano dotte lezioni tra il politico e il filosofico evidentemente non comprese da chi poi, confondendo “liberismo” con “liberale“, si lanciava in altrettanto forbite disquisizioni tecniche. Chi, poi, con finto pudore, si avvitava in improbabili disamine sulla “interpretazione del ruolo“. Altri ancora, giocando abilmente con i minuti a disposizione, sfruttavano ogni secondo per ricordare “malefatte” o esaltare “trionfi”.

Con “l’imputato”, infine, che ha, poi, parlato quasi solo di sé stesso.

Una seduta che, non ce ne voglia nessuno perché si è apprezzato l’impegno di tutti, viene naturale definire grottesca. Fossimo stati al cinema, forse, ci sarebbe stato anche da ridere. Ma eravamo nel consiglio comunale di una città capoluogo di provincia e quindi, come tanti imperiesi, non ci resta che piangere.

P.s. Per la cronaca, la censura è stata respinta.





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