Inquinamento atmosferico, nuovo report sugli effetti a breve termine al …


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Uno studio australiano ha monitorato per circa 20 anni la mortalità e i livelli di PM 2,5 in 13.189 città di tutto il mondo, focalizzandosi sulla esposizione di questo particolato, a breve termine.


Ogni anno, più di un milione di decessi a livello globale è dovuto alla esposizione, a breve termine, nella misura da ore a giorni al particolato fine PM 2,5 – come rileva il nuovo Report – pubblicato da The Lancet Planetary Health e condotto dalla Monash University of Melbourne (Australia).


I Ricercatori hanno scoperto che respirare PM 2,5 anche per poche ore, o pochi giorni, provoca oltre un milione di morti premature, ogni anno, in tutto il mondo. Oltre un quinto di questi decessi, il 22,74% si verifica nelle aree urbane.


La mortalità globale dovuta alla esposizione a breve termine di PM 2,5, in Asia si è verificata nel 65,2%, in Africa nel 17%, in Europa nel 12,1%, in America nel 5,6% e in Oceania nello 0,1%.


 “Stime del carico di mortalità globale associato alla esposizione a breve termine al particolato fine (PM 2,5)”


Gli effetti acuti sulla salute dell’esposizione a breve termine al particolato fine (PM 2,5), sono stati bene documentati – ha spiegato il professor Yuming Guo, scienziato che ha guidato lo studio.


Il carico di mortalità globale attribuibile a questa esposizione non è stato stimato. Abbiamo mirato a stimare il carico di mortalità globale, regionale e urbano associato alla esposizione a breve termine al PM 2,5 e le variazioni spazio-temporali di questo carico, dal 2000 al 2019.


Questa esposizione contribuisce ad un sostanziale onere di mortalità globale, in particolare Asia ed Africa, nonché nelle aree urbane globali. Le aree urbane, hanno una elevata densità di cittadinanza ed alti livelli di inquinamento atmosferico e comprendere il carico di mortalità associato alla esposizione a breve termine al PM 2,5 in tali aree è fondamentale per mitigare gli effetti negativi dell’inquinamento atmosferico sulla cittadinanza.


I nostri risultati – riferiscono i Ricercatori – evidenziano l’importanza delle strategie di mitigazione per ridurre l’esposizione a breve termine all’inquinamento atmosferico ed i suoi effetti negativi sulla salute umana. Il particolato fine PM 2,5 ha effetti nocivi sia sul sistema respiratorio che sul sistema cardiovascolare.


L’esposizione a breve termine a livelli elevati di inquinamento può aumentare i rischi di ricovero ospedaliero e portare a morti premature ed ha ridotto l’aspettativa di vita media globale di circa un anno. Le patologie più letali legate all’inquinamento acuto da PM 2,5 sono: ictus, eventi coronarici acuti, soprattutto in soggetti con malattia coronarica preesistente e malattie polmonari. Ad esempio, si stima che i mega incendi in Australia, durante l’estate nera del 2019-2020 abbiano causato 429 decessi prematuri legati al fumo e 3.230 ricoveri ospedalieri a seguito di una esposizione acuta e persistente a livelli estremamente elevati di inquinamento atmosferico correlato agli incendi boschivi.


Il particolato fine (diametro aerodinamico inferiore a 2,5 µm, PM 2,5), continua a generare preoccupazioni a causa della sua ubiquità e degli effetti negativi sulla salute.


Studi precedenti hanno stimato il carico di mortalità globale attribuibile alla esposizione a lungo termine (media mensile o annuale) al PM 2,5. Mentre tali studi considerano i rischi cronici per la salute derivanti dagli effetti cumulativi persistenti dell’esposizione, studi sulla esposizione a breve termine, si concentrano sui rischi per la salute derivanti dai cambiamenti giornalieri della esposizione.


E’ stato stabilito un modello di apprendimento automatico sulla base di misurazioni a terra effettuate da 5.446 stazioni di monitoraggio in 65 Paesi. Le concentrazioni giornaliere stimate di PM 2,5 erano altamente correlate con le misurazioni di monitoraggio a terra.


Negli ultimi 20 anni, la Cina – soprattutto le sue aree urbane – ha registrato il più alto tasso di mortalità attribuibile alla esposizione a breve termine a PM 2,5.


Nello stesso arco di tempo, i Paesi dell’Asia meridionale hanno registrato un aumento rapido e sostenuto della mortalità attribuibile a questa causa e sono saliti nella classifica del carico di mortalità in tutto il mondo, tra cui il Bangladesh, l’India e il Pakistan.


Questo studio, identifica le aree in cui la salute è maggiormente colpita dall’inquinamento atmosferico acuto, aiutando gli individui ed i decisori ad implementare interventi mirati, come sistemi di allarme sull’inquinamento atmosferico e piani di evacuazione delle comunità per evitare l’esposizione transitoria ad elevate concentrazioni di PM 2,5 e per mitigare i danni acuti alla salute.


Poiché non esiste alcuna prova di una soglia di esposizione al di sotto della quale non si osservano effetti sulla mortalità, ovvero non esiste una esposizione teorica immune di rischio – abbiamo ipotizzato – precisano gli studiosi – che tutte le riduzioni della concentrazione di PM 2,5 scendendo a zero, produrrebbero un effetto benefico sulla mortalità.


L’esposizione a breve termine a livelli elevati di inquinamento atmosferico potrebbe anche contribuire a decessi dovuti a condizioni patologiche sottostanti, come la fibrillazione atriale.


Si ritiene che l rischi per la salute attribuiti alla esposizione a breve termine al PM 2,5 comprendano una piccola percentuale degli effetti complessivi sulla salute derivanti dalla esposizione cumulativa a lungo termine.


I risultati dello studio – evidenziano l’importanza di considerare gli effetti sulla salute sia acuti che cronici della esposizione al PM 2,5, quando si valuta il carico di mortalità complessivo, attribuibile al PM 2,5.

















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www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-03-10 23:05:03 da


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