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“Non ho detto a Macron di chiedere scusa, ma che sono scemo? Ho chiesto di occuparsi della cosa”. Così Giuliano Amato durante un incontro con i giornalisti nella sede della Stampa estera a proposito delle sue dichiarazioni dei giorni scorsi sulla strage di Ustica, che hanno suscitato un dibattito molto acceso. E’ stata un’intervista a Repubblica di qualche giorno fa a scatenare una ridda di polemiche che, come un sasso nello stagno, Proseguono a propagare i loro cerchi. Dalle pagine del quotidiano del 1 settembre, l’ex presidente del Consiglio aveva rilanciato la tesi del missile francese destinato a Gheddafi.
“Non ho ritrattato niente- precisa durante la conferenza stampa-, nell’intervista non ho mai detto che stavo dando la verità su Ustica. Ho detto che portavo avanti l’ipotesi ritenuta più credibile tra quelle formulate, specificando che non avevo la verità da offrire ma il mio scopo era provocare se possibile un avvicinamento alla verità. Se Macron dimostra che è infondata bene, se no deve chiedere scusa”.
E aggiunge: “Al giovane presidente francese Macron, che aveva due anni all’epoca, chiedo che ci liberi dalla questione Solenzara (la base militare in Corsica da cui potrebbe essere partito il caccia che lanciò il missile contro il Dc9, secondo una delle piste investigative, ndr)”.
Per Amato, poi, il ruolo della Nato non è completamente chiaro. “La Nato ai fini del chiarimento di ciò che accadde, per quanto io ne sappia, ha in parte collaborato e in parte no. Ha collaborato non negando le carte che dimostravano che quella sera erano in volo in quella zona aerei americani, belgi, francesi, inglesi, ma asserendo che non era un’esercitazione Nato, sembrava, ma non era stata organizzata dalla Nato”, spiega.
“Ho trovato singolare che in questi giorni sia stato detto che la politica con Ustica non c’entra. La politica può ancora fare molto, se vuole, perché la vicenda di Ustica sia chiarita” sottolinea infine. “La ricerca di verità da parte delle associazioni delle vittime comincia a diventare irrealizzabile perché si muore: Purgatori se ne è appena andato, era una voce importantissima, altre che hanno vissuto la vicenda se ne possono andare, visto tutti gli anni passati. Chi ha guidato un aereo potrebbe dire ‘ero io alla cloche di un aereo che quella notte era tra gli altri a ronzare attorno al Dc9′”.
Ecco perché proprio ora
Sempre dalle pagine di Repubblica, Amato ha chiarito nelle scorse il senso delle sue parole: “Con l’intervista ho voluto lanciare una sfida, per arrivare alla verità su Ustica” spiega a proposito della strage del 27 giugno 1980. Amato aveva detto chiaro e tondo che ad abbattere il Dc9 Itavia era stato un missile sparato da un caccia francese, nell’ambito di un’operazione militare segreta della Nato finalizzata a uccidere il leader libico Mu’ammar Gheddafi, sui cieli del Tirreno in quella sera di 43 anni fa.
“Chi sa parli ora: questo il senso dell’appello rivolto ai testimoni reticenti, gli ultimi sopravvissuti di una generazione che si sta estinguendo” continua l’esponente socialista, vicino a Bettino Craxi. Rispetto alla domanda ‘Perché proprio ora?’, non si sottrae e motiva dicendo che, alla base, c’è stato il “bisogno di verità, che a una certa età diventa più urgente, con il tempo davanti che si accorcia ogni giorno”.
Quanto alle molte congetture sulla tempistica delle sue dichiarazioni, “di sicuro fascino romanzesco” (una nuova verginità politica, ambizioni quirinalizie “mai esauste”, impulso distruttivo verso il governo della destra, guastare i rapporti già fragili con la Francia), Amato rivela che “la verità è molto più banale: le interviste nascono perché c’è un giornale che le chiede”. E che “la richiesta viene accolta se l’intervistato ha maturato nel tempo la volontà di rendere testimonianza”.
Il suo racconto “non aspirava a rivelare segreti sconosciuti, ma ad avvalorare una ricostruzione, custodita in centinaia di pagine scritte dai giudici, nelle svariate perizie, anche nelle inchieste di giornalisti bravi come Andrea Purgatori”; ricostruzione che “si è dovuta arrestare davanti a più porte chiuse”. Sul caso Ustica, “in questi 43 anni, la mia non è stata una presenza muta” assicura poi l’ex premier. “Forse anche io, pur mosso dalla volontà di far luce, non ho avuto all’epoca la forza per impormi sulle forze ostili e reticenti? Può darsi” ammette. Riguardo all’invito al presidente francese a fare chiarezza, “per la sua totale estraneità politica ai fatti, e per la libertà che può derivargliene, Macron potrebbe aiutare a restituire giustizia a 81 vittime innocenti” sostiene ancora Amato, che ritiene questa “una straordinaria opportunità per rinsaldare il rapporto tra i due Paesi”.
ansaL’ex ministro socialista Rino Formica
Rino Formica: “Nessuna novità sul piano storico”
“L’uscita di Amato non aggiunge nulla sul piano storico. Non introduce una novità documentale”, afferma netto, in un’intervista a La stampa, Rino Formica, ministro dei Trasporti ai tempi della strage di Ustica. “Cossiga – ricorda l’esponente socialista – mi anticipò le sue ipotesi sul missile in una conversazione privata, come ho raccontato all’autorità giudiziaria. Perché si apre la questione delle responsabilità dirette della Francia, rivolgendosi direttamente e proprio ora al presidente Macron?” si domanda l’ex ministro. “Giuliano Amato in questi 40 anni ha avuto molte occasioni per rivolgersi alle autorità francesi e lo fa oggi – fa notare Formica -, chiedendo un atto di confessione pubblica di responsabilità che ricorda il messaggio di Paolo VI ai sequestratori di Moro”.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2023-09-05 22:06:00 da

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