«Io sopravvissuta ad un marito violento. Bisogna denunciare». La st…

«Io sopravvissuta ad un marito violento. Bisogna denunciare». La st…


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«Io sopravvissuta ad un marito violento. Bisogna denunciare». La st…

ANCONA – «Tutte possono farcela. Bisogna denunciare, non vergognarsi. Le donne oggi non sono sole, non devono aspettare il primo schiaffo. Ci sono centri di ascolto, avvocati bravi, strutture. Non subite in silenzio». A parlare è Alessia Centonce, 44 anni, di Loreto. A giugno l’uomo che le ha reso la vita un incubo è stato condannato a tre anni per maltrattamenti in famiglia. La loro è stata una relazione con alti e bassi, degenerata negli ultimi quattro anni quando lui l’avrebbe picchiata e offesa quasi ogni giorno, anche quando è rimasta incinta del terzo figli. Per dare forza ad altre donne ha deciso di raccontare la sua storia fatta anche di qualche sconfitta. Sì perché il suo caso stava per essere archiviato dalla Procura di Ancona e per ben due volte ha fatto opposizione. Al suo fianco ha avuto un avvocato, Laura Versace, che le è stata accanto facendole superare le due richieste di archiviazione.  «Oggi, dopo quello che ho passato, sono una persona migliore, più forte, più combattiva – dice Alessia -. Ho ripreso la mia vita, i miei tre figli sono felici, stiamo bene e nessuno mi alza più le mani per picchiarmi». Raggiungere questo traguardo non è stato semplice ma è stato possibile per Alessia.

«Sono mamma e la forza l’ho avuta pensando proprio ai miei figli – spiega – non potevo più permettere che vedessero certe scene e che rischiassero anche loro. C’è stato un episodio, a settembre del 2018, in cui il mio ex compagno mi ha picchiata in auto, con a bordo i nostri tre bambini». L’uomo era andato a prenderla al lavoro e ha iniziato a percuoterla senza un apparente motivo. Geloso, possessivo, quel giorno era nervoso e guidava come un pazzo. «Non so come ne siamo usciti vivi dal veicolo – prosegue Alessia -. Ci ha buttati sulla strada, davanti casa di mia madre. È stato lì che ho detto adesso basta perché ho temuto per la vita dei miei figli». Da quel giorno la 44enne non è più tornata a casa ha denunciato il suo ex compagno. «Non era la prima volta che subivo, ho passato un inferno di violenze – dice Alessia -. All’inizio erano solo offese verbali, tante litigate per la gelosia di lui, voleva che facessi quello che mi diceva. Dopo le offese sono arrivate anche le percosse e con la nascita del terzo figlio la situazione è precipitata ulteriormente. Sono stata picchiata anche davanti a loro, i miei figli». Con l’uomo si erano conosciuti perché la 44enne lavorava con la cugina della madre di lui e un giorno si sono incontrati. La storia all’inizio è stata bella ma già c’erano dei campanelli di allarme. «La sua gelosia – spiega Alessia – avrei dovuto già capire. La prima volta che mi ha alzato le mani ero terrorizzata che potesse fare qualcosa ai bambini se io avessi reagito. Così non ho fatto nulla. Ho avuto vergogna, non sapevo con chi parlarne, nemmeno a mia madre lo avevo detto. Prendevo le botte poi uscivo di casa e andavo al lavoro con il sorriso». Poi ha fatto la denuncia che l’hanno portata per 18 mesi in una casa rifugio, con i tre figli. «Uscita di lì mi sono ripresa la mia vita – continua Alessia – e adesso sto bene. Lui al processo non è mai venuto. La condanna mi ha resa felice anche se le ferite non le dimentichi ma rifarei tutto. Bisogna denunciare, non vergognarsi».

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www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2023-11-17 09:13:19 da


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