la pena è di nove anni e mezzo


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Era accusato di aver obbligato la figlia della compagna, all’epoca minorenne, a girare video intimi e di averla costretta a compiere e subire atti sessuali per circa un anno. I fatti risalgono al 2015 e oggi, nove anni dopo, quell’uomo – oggi 52enne – è stato condannato alla pena di 9 anni e sei mesi di reclusione e a 65mila euro di multa. Il pm Antonio Colonna ne aveva chiesti dieci dopo aver ricostruito minuziosamente i fatti ritenendo perfettamente attendibile e genuino il racconto della vittima. Durante il processo furono tanti i testimoni ascoltati dai giudici: educatori, psicologi, assistenti sociali che seguirono l’adolescente negli anni, ma anche la madre.

La ragazza, oggi 22enne, si era costituita parte civile con l’avvocato Sara Stragliati mentre l’imputato era difeso d’ufficio dall’avvocato Silvia Preda la quale prima di chiedere l’assoluzione, ha insistito sulla poca credibilità della giovane cresciuta in un contesto famigliare molto difficile e precisato che agli atti non ci sono i presunti video. Dopo le motivazioni, penserà all’appello. Il collegio presieduto dal giudice Alessandro Rago, ha escluso l’iniziale aggravante del fatto compiuto prima del compimento dei 14 anni ma ha anche disposto una provvisionale di 40mila euro per la giovane che nelle scorse udienze aveva detto in aula: «Provavo vergogna ma sono stata forte e ho denunciato». 

Madre, il compagno imputato, la giovane vittima e due figli piccoli della coppia vivevano insieme in provincia. Ed era quando la mamma della vittima era fuori per lavoro, che l’uomo – secondo l’accusa – costringeva la figliastra a seguirlo al piano di sopra della loro casa. Dapprima le avrebbe fatto girare tre video intimi, poi l’aveva costretta – secondo l’accusa – a compiere e subire atti sessuali. Il tutto sarebbe durato circa un anno: da marzo 2015 a dicembre 2015. Se la 13enne voleva uscire o fare qualcosa avrebbe dovuto cedere all’uomo che in caso contrario l’avrebbe trattata male e umiliata. La prima volta addirittura le avrebbe detto che quel video l’avrebbe venduto per ripianare alcuni debiti. A dicembre 2015 l’uomo fu ricoverato per due volte in Diagnosi e Cura all’ospedale di Piacenza, una volta dimesso avrebbe tentato di riavvicinare la ragazzina che però nel frattempo era riuscita a trovare il coraggio per denunciare. Intervenne la questura e partirono gli accertamenti condotti dal sostituto procuratore Ornella Chicca, questi videro anche la ragazzina ascoltata in audizione protetta, infine fu quindi allontanata dalla famiglia. Fu seguita dai servizi sociali e supportata anche dopo il compimento della maggiore età in forza di quanto subìto e dei traumi riportato. Ad oggi lavora e si è resa autonoma trovando «la forza di prendere in mano la sua vita volgendola al meglio, nonostante sia ancora in cura da una psicoterapeuta». «Siamo soddisfatte, era un risultato nel quale speravamo», ha commentato emozionata l’avvocato Stragliati che l’ha seguita passo dopo passo. 

«Avevo sottoposto Giulia a diversi test  – aveva spiegato la psicologa dell’Ausl in una delle scorse udienze – e i risultati avevano evidenziato come la ragazzina soffrisse di uno stress post traumatico da abuso sessuale in un’età assolutamente non idonea, ma anche di essere stata esposta prematuramente a queste situazioni e di averle vissute più volte. Si era confidata e aveva spiegato lucidamente tutto e come rivivesse spesso nella sua mente quei momenti anche a distanza, perpetuandone la sofferenza. Subire gli abusi per lei significava non essere maltrattata, o succedeva anche che fosse blandita in cambio di regali. Spesso aveva cercato aiuto nella madre ma avendo questa già sue gravi carenze come persona, non era stata in grado di cogliere i segnali né di fornire un adeguato supporto». «Avevo iniziato a seguire la famiglia nel 2015 e subito avevamo capito che la situazione era molto precaria e compromessa. La ragazza aveva paura della sua ombra – aveva spiegato l’assistente sociale in una udienza -. Era un’adolescente in difficoltà, sofferente, traumatizzata, smarrita, sola. Nei mesi avevamo rilevato un’ambiguità diffusa e generale dove la vittima non aveva nessun punto di riferimento e sostegno».

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www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-03-08 07:00:00 da


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