La picchia il giorno prima delle nozze poi tenta di soffocarla con …

La picchia il giorno prima delle nozze poi tenta di soffocarla con …


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La picchia il giorno prima delle nozze poi tenta di soffocarla con …

JESI – Tre anni sarebbe sottostata ai soprusi del marito subendo percosse, tentativi di soffocamento, imposizioni su come doveva vestirsi, limitando anche la sua libertà perché le avrebbe impedito di uscire anche con i parenti e di parlare con persone diverse da quelle ben viste dal marito. Una relazione difficile iniziata già prima di sposarsi. L’uomo, 31 anni, rumeno, operaio, l’avrebbe picchiata anche il giorno prima delle nozze. La situazione sarebbe poi ulteriormente peggiorata. Una sera lui avrebbe cercato di soffocare la moglie con un cuscino. Era intervenuta la mamma di lei a salvarla. Per il marito violento oggi è arrivata la condanna a due anni, pena sospesa, per maltrattamenti in famiglia, decisa dal collegio penale presieduto dalla giudice Francesca Grassi. L’imputato era difeso dall’avvocato Angelica Popoviciu. Stando alle accuse e alla testimonianza della madre della vittima, sentita nelle precedenti udienze, il rumeno avrebbe picchiato la moglie mortificandola con parole come «sei brutta, sei una poco di buono». I maltrattamenti del capo di imputazione si riferiscono ad un periodo che va dal 2019 al 2021, accaduti durante il matrimonio che risale invece al 2012.

Un giorno madre e figlia erano uscite perché la prima voleva cercare lavoro. «Siamo state fuori solo una mezz’ora – aveva riferito la madre sentita come testimone in aula, ad ottobre scorso – e tornando a casa lui ha iniziato ad insultarci che eravamo andate a uomini, che eravamo delle poco di buono». Per un periodo la donna ha vissuto con la coppia, a Jesi. I due si erano conosciuti in Italia e dopo otto mesi di fidanzamento erano convolati a nozze. «Una sera ho sentito urlare e sono corsa nella loro camera – aveva raccontato sempre la madre della vittima – e ho visto lui che teneva un cuscino sulla faccia di mia figlia. Quando mi ha visto ha detto che giocava ma mia figlia era terrorizzata, mi ha detto no voleva soffocarmi». La,prima denuncia è arrivata solo a marzo del 2021. Prima è stata la madre della vittima a rivolgersi ai carabinieri perché durante una telefonata con la figlia, in cui la 30enne piangeva perché era stata picchiata, qualcuno aveva riagganciato e lei non era riuscita più a mettersi in contatto con la figlia per due giorni. Il marito le avrebbe preso il cellulare. Poi la denuncia l’aveva fatta anche la figlia. Un carabiniere a cui si era rivolta aveva detto di non aver visto ecchimosi sul corpo della donna, almeno quelle visibili delle parti scoperte. A vederle in un braccio invece è stata una datrice di lavoro della giovane, quando lavorava come colf per una famiglia. Un giorno l’avrebbe vista silenziosa e con il braccio tumefatto. Aveva capito che era stato il marito e l’aveva indirizzata ad un centro antiviolenza. La donna, parte civile con l’avvocato Elisabetta Candi, ha ottenuto anche un risarcimento danni di 15mila euro, sempre su sentenza del collegio penale.

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www.anconatoday.it è stato pubblicato il 2024-02-29 20:00:24 da


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