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L’appuntamento è a Parma. L’8 e 9 aprile, quando si terrà il Forum sulle scuole europee e arriveranno in città i rappresentanti dei 27 Stati membri del Sistema delle Scuole europee e della Commissione europea per il primo Teachers Forum. Un evento patrocinato da tre ministeri (Istruzione, Agricoltura e Affari Esteri) oltre che dal Comune e dalla Regione Emilia Romagna. Anche il ministro Giuseppe Valditara è atteso in collegamento. Un evento di portata internazionale, insomma, che servirà a sponsorizzare questo tipo particolare di scuole in grado di fornire un’istruzione multilingue ai figli dei dipendenti delle istituzioni europee o di multinazionali. In realtà le iscrizioni sono consentite anche ai bambini di altre famiglie ma le uniche tre scuole di questo tipo che ci sono in Italia (Varese, Parma e Brindisi), nel tempo si sono però rivelate piuttosto esclusive, avendo rette molto alte. Tutto questo ha portato docenti e genitori a condannare l’operato e la gestione di questo speciale tipo di istituti. Così il Forum di Parma rappresenta, per loro, l’occasione di alzare la voce portando alla luce una serie di criticità finora rimaste sotto traccia.
Partiamo dai docenti: lo statuto speciale di questi istituti, che dipendono dalla Comunità europea, permette di avere insegnanti con contratti vantaggiosi e con stipendi di norma di gran lunga superiori a quelli dei docenti italiani e precari assunti nel pubblico. Quest’ultimi sono soggetti allo stesso percorso a cui sono costretti i precari delle scuole statali ma, a differenza loro, non possono farsi rappresentare da sindacati. Alla scuola di Varese il delegato sindacale della FLC CGIL è stato licenziato dopo 24 anni di insegnamento: aveva chiesto di aprire un tavolo sindacale per una discussione sui criteri di riequilibrio dei docenti titolari e di quelli assunti localmente (LRT). Appellarsi alla giustizia nelle scuole di tipo 1 – come quella di Varese – è difficile perché lo statuto dei docenti assunti localmente fa riferimento alla “Camera dei ricorsi” e non al sistema giuridico nazionale, creando un vuoto legislativo che tiene nel limbo migliaia di irregolari assunti in tutta Europa. Neanche nella scuola di Parma ci sono sindacati. Solo due anni fa è stato eletto un rappresentante dei docenti ma le lavoratrici e i lavoratori, anonimamente per paura di ritorsioni, Proseguono a condannare l’operato.
Così come i genitori, che sempre a Parma hanno elaborato un documento per elencare le criticità della scuola. Scrivono di essere preoccupati per le procedure di reclutamento dei docenti, che non consentono continuità didattica: «Negli anni scolastici precedenti al 2010 gli studenti erano circa 550, mentre nell’anno scolastico 2022-2023 il numero di studenti della Scuola per l’Europa di Parma è stato di circa 780. Al netto di un incremento di circa il 30% della gente scolastica, il numero dei docenti con cattedra è rimasto invariato”. Questo significa che “sono aumentati in modo proporzionale agli studenti solo gli insegnanti precari”.
Benché vi siano precari di davvero “lunga data”, questo fatto indubbiamente crea problemi di continuità didattica per diverse materie. Infatti soprattutto negli ultimi anni, quando la durata del contratto è passata da 12 a 10 mesi sono parecchi gli insegnanti che hanno rifiutato di rinnovare l’incarico. Rimane poi anche il grande problema della disparità di salario che negli anni ha portato a innumerevoli ricorsi, senza che si sia fatto nulla per risolvere il problema alla base: i docenti precari delle superiori percepiscono la paga degli insegnanti della materna pur mantenendo impegni didattici completamente differenti (preparazione prove di esame, simulazioni, etc). Oltre alla precarietà dell’incarico quindi rimane anche la beffa del salario.
I genitori degli alunni della scuola di Parma accusano anche l’istituto di scarsa trasparenza. Si legge nel documento: “I bandi per la selezione vengono pubblicati prevalentemente sul sito internet della Scuola senza garantire ampia visibilità. Non esiste una piattaforma centralizzata a livello del Sistema delle Scuole Europee che possa raccoglierle sistematicamente. Molti bandi diventano “fantasma” perchè nessuno concorre. A volte i vincitori si rifiutano di venire in quanto le condizioni di impiego ed i bonus per la relocation sono risibili ed inadeguati ad uno spostamento transnazionale”.
L’ultimo punto del documento riguarda le limitazioni nell’organico docente che non permettono di «garantire l’inclusività per i bambini con bisogni educativi mettendo in difficoltà l’intera comunità scolastica». L’iscrizione, nei fatti, è permessa solo a chi ha i genitori che lavorano all’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), considerati categoria I, o in aziende che abbiano accordi con la scuola, categoria II. Per gli studenti di categoria III, cioè tutti gli altri, non rimane posto. “A causa delle limitazioni nel numero e nella disponibilità di organico docente non è ad oggi possibile garantire i principi di inclusività che emergono dalla Legge 104/1992. Dal Regolamento di Gestione della Scuola per l’Europa di Parma dall’anno scolastico 2022/2023, la Categoria III ha accesso alla Scuola nel limite dei posti disponibili dopo le iscrizioni delle Categorie I (prevalentemente EFSA) e II (prevalentemente figli dei dipendenti di aziende e/o istituzioni che abbiano stipulato accordi con la Scuola). Essendo le richieste di ammissione della Categoria II particolarmente numerose, ad oggi si osserva come alcune classi siano praticamente prive di studenti provenienti dalla Categoria III, con conseguente impoverimento culturale delle stesse e spesso senza rispettare il criterio della lingua dominante per determinare la sezione di appartenenza. La nostra Scuola, scuola pubblica a statuto speciale, presenta recentemente una politica che ha visto l’incremento di rette a carico delle famiglie, il costo delle attività extra-scolastiche alto e una inclusività ridotta”.
www.parmatoday.it è stato pubblicato il 2024-04-03 08:00:00 da
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