La resistenza dei militari italiani nei lager, un incontro alla San Gior…

La resistenza dei militari italiani nei lager, un incontro alla San Gior…


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PISTOIA – Mercoledì 7 febbraio alle 17, nella sala Terzani della biblioteca San Giorgio, verrà celebrato il giorno della memoria ricordando La resistenza degli IMI nei campi di concentramento nazisti, ovvero la resistenza dei militari italiani nei lager.

Valentina Peselli

L’evento prevede la presentazione del romanzo “La volontà delle parole” di Valentina Peselli. Sarà presente l’autrice che dialogherà con Mauro Perini, presidente dell’associazione Anei di Firenze, Filippo Mazzoni, vice presidente dell’Istituito storico della Resistenza di Pistoia. Coordona Rosalba Bonacchi, presidente provinciale delll’Anpi di Pistoia.

Nell’autunno del 1943, circa 800.000 soldati italiani vengono catturati e disarmati dai tedeschi. Si trovano in patria o all’estero, tra Iugoslavia, Francia, Albania, Grecia e isole dell’Egeo, Polonia, paesi baltici e Unione Sovietica. Di questi, circa 650.000 mila finiscono, dopo viaggi interminabili in nave (non poche sono quelle che affondano) e nei famigerati vagoni piombati, nei campi di prigionia tedeschi in Germania, Austria ed Europa orientale.

La resistenza dei militari italiani nei lager, un incontro alla San Gior…

Il regime nazista non considera i nostri soldati catturati come prigionieri di guerra, ma li classifica presto come “internati militari italiani” (IMI), privandoli così delle tutele garantite ai prigionieri dalla Convenzione di Ginevra, sottraendoli alla protezione della Croce Rossa Internazionale e obbligandoli al lavoro. È il lavoro per il Reich, infatti, l’obiettivo principale della politica tedesca nei confronti degli italiani catturati, un lavoro che verrà svolto in condizioni disumane, in totale spregio delle norme di guerra e di quelle umanitarie.

Durante l’internamento, i militari italiani – soprattutto gli ufficiali, perché i soldati sono ritenuti più utili al lavoro coatto – vengono incessantemente invitati, in cambio della liberazione, ad arruolarsi nelle forze armate tedesche e soprattutto nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana. La stragrande maggioranza degli internati rifiuta, dando vita a una forma di Resistenza “disarmata” o “passiva”. Molti si oppongono a qualsiasi tipo di collaborazione; tutti si rassegnano alle tragiche condizioni di vita dei lager.

Militari italiani in un campo di concentramento

La RSI non aiuta in alcun modo i connazionali nei campi che, nell’agosto 1944, sono trasformati, con il consenso di Mussolini, in “lavoratori civili”, ma non per questo le loro condizioni migliorano. Sfruttati, malati, sottoposti a torture fisiche e psicologiche, non di rado oggetto di veri e propri crimini di guerra, gli italiani dei lager pagano spesso con la vita la loro resistenza. i morti dei lager saranno, alla fine della guerra, tra le 40 e le 50.000.

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www.reportpistoia.com è stato pubblicato il 2024-02-05 16:40:52 da Redazione


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