La storia criminale e il pentimento di Luigi Diana nel sistema di smaltimento illegale dei rifiuti in Campania

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Luigi Diana è stato un individuo coinvolto in attività criminali all’interno del clan dei Casalesi. Dopo essere stato arrestato, ha scelto di pentirsi e diventare un collaboratore di giustizia. La sua storia criminale è strettamente legata ai reati ambientali, in particolare alla gestione illegale dei rifiuti in Campania. Negli anni ’80, Diana inizia a partecipare a traffici illegali e a collaborare con noti mafiosi come Francesco Bidognetti e Cipriano Chianese. La sua partecipazione al sistema di smaltimento illegale dei rifiuti inizia negli anni ’90, quando si coinvolge attivamente nella ricerca di cave adatte per lo smaltimento illegale dei rifiuti.

Per un periodo di circa dieci anni, Luigi Diana ha eseguito omicidi su ordine del boss Francesco Bidognetti, contribuendo così a mantenere la regola di ferro della criminalità organizzata: chi si opponeva alle attività illegali veniva eliminato.

Tuttavia, nel 1999, Luigi Diana viene arrestato e condannato all’ergastolo durante il processo Spartacus. Successivamente, il 22 aprile 2005, decide di collaborare con la giustizia, fornendo dettagliati resoconti sulle attività criminali del clan dei Casalesi e rivelando importanti informazioni sul sistema di smaltimento illegale dei rifiuti. La sua testimonianza è stata cruciale nel colpire duramente il clan dei Casalesi.

Il suo pentimento non è stato motivato da contrasti con i suoi ex-complici, ma da una malattia che ha colpito sia lui che altri membri delle famiglie coinvolte nei crimini. Questa malattia è stata una sorta di ironia amara, dato che Luigi Diana aveva contribuito all’inquinamento e alla diffusione di sostanze tossiche.

Le sue attività criminali non si limitavano alla Campania, poiché aveva anche contatti in Toscana, dove aveva gestito lo smaltimento di rifiuti ospedalieri e tossici su commissione di Bidognetti, coinvolgendo imprenditori locali. Inoltre, Luigi Diana ha anche rivelato dettagli su altri aspetti della sua attività criminale, tra cui l’alta velocità, che coinvolgeva direttamente un individuo noto come Bencivenga.