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L’AQUILA – “I vetri delle finestre tremano la notte quando c’è la movida. Non cambia niente nonostante le proteste e allora passiamo ai fatti”.
I residenti di Corso Federico II e dintorni sono sul punto di avviare azioni civili e ricorso al prefetto contro questo stato di cose: in arrivo citazioni per danni contro il Comune dell’Aquila e contro chi gestisce i locali che diffondono musica alta fino alle 2 di notte, fino ad arrivare a chi ha affittato gli spazi ai locali visto che comunque si concorre a creare questo stato di cose.
Al prefetto si sollecita un provvedimento che riconduca i rumori entro i limiti o blocchi l’attivita una volta accertate le violazioni. Insomma la mobilitazione si estendono dopo le iniziative avviate da altri residenti in centro.
Nel mirino, con una richiesta risarcitoria, soprattutto il Comune per non essere intervenuto in maniera decisa a fronte dell’evidente superamento dei limite di 5o decibel previsto dalla legge nonostante i solleciti.
Il limite può essere superato, infatti, solo con una deroga che il Comune dell’Aquila ha predisposto solo in occasione delle manifestazioni della Perdonanza come i Cantieri dell’immaginario scelta che deve essere motivata con il valore culturale o religioso dell’evento. Per il resto, dopo attenta ricerca, non sembrano esserci, altre deroghe.
Ma il Comune, (naturalmente ci si riferisce anche a passate amministrazioni), non ha mai provveduto a obblighi di legge quali un piano di “risanamento” finalizzato a evitare che certe attività restino dove non possono stare soprattutto senza il rispetto di orari e volume della musica.
I residenti, inoltre, tengono a ribadire che il valore delle loro abitazioni è deprezzato al punto che esistono appartamenti liberi e, in astratto, appetibili, dove nessuno vuole andare per i ben noti motivi. E non si tratta di un aspetto secondario.
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