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La Prefettura di Latina ha emesso una nuova interdittiva antimafia nei confronti di un’insospettabile società con sede a Latina esposta al rischio di infiltrazione da parte del clan di camorra Moccia, smascherata dalla capillare e infaticabile attività di monitoraggio del tessuto socio economico pontino assicurata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo. Lo stop è arrivato per l’impresa Industrie Proteine Laziali Group srl che opera nel settore del trattamento dei rifiuti e più in particolare nello smaltimento di oli vegetali e grassi animali esausti.
La vicenda è piuttosto singolare, ma evidenzia le capacità dei Carabinieri di individuare e analizzare le aziende contigue alla criminalità organizzata, portata avanti su impulso del comandante provinciale, il colonnello Christian Angelillo. A quanto pare infatti la società oggetto della procedura che ha portato all’emissione dell’interdittiva antimafia, non opera direttamente nel territorio pontino, forse si apprestava a farlo, ma per ora aveva solo la propria sede legale nel centro di Latina, presso lo studio di un importante commercialista in via Pio VI. Secondo gli approfondimenti investigativi, il nesso con la camorra è Pietro Chirico, 49enne di Casoria, titolare del novanta percento delle quote, nonché ex amministratore della società, carica che ha lasciato nell’aprile di quest’anno cedendo il posto alla sorella. Stando agli elementi raccolti dai Carabinieri, sarebbe lui ad annoverare «elementi di mafiosità in quanto collegato al clan denominato Moccia».
I legami dell’imprenditore con la camorra sono emersi nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Ancona che nel marzo scorso aveva fatto scattare l’ordinanza di custodia cautelare del Tribunale marchigiano. In quel contesto Chirico era stato sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di firma ed era indagato con altri soggetti, tutti indiziati di appartenere ad associazioni mafiose, tra i quali due personaggi già indagati per la contiguità al clan Moccia e Francesco Diana, ex collaboratore di giustizia affiliato ai Casalesi con la fazione legata a Bidognetti. In questo contesto investigativo Chirico è sospettato di essere coinvolto in un traffico illecito di rifiuti anche con lo scopo di incrementare i profitti riconducibili appunto al clan camorristico Moccia, radicando i propri interessi tra Marche e Abruzzo con una serie di imprese, pur mantenedo uno dei suoi tentacoli a Latina. L’inchiesta che descrive minuziosamente i legami con la camorra, ricostruendo anche i finanziamenti assicurati dal clan Moccia al loro affiliato, non è ancora approdata in un’aula di Tribunale, ma i legami documentati tra l’imprenditore e i vertici del clan sono sufficienti per consentire alla Prefettura di ritenere la sua impresa pontina esposta alle infiltrazioni mafiose.
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L’articolo Latina, I tentacoli di un’impresa infiltrata, interdittiva per la Industrie Proteine Laziali
www.latinaoggi.eu è stato pubblicato il 2023-10-07 09:30:03 da

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