lavora per permettere alle sorelline di studiare

lavora per permettere alle sorelline di studiare


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lavora per permettere alle sorelline di studiare

Il progetto Sai, a cui partecipa anche il Comune di Rimini, è la mano tesa verso i tantissimi minori stranieri non accompagnati che, a Rimini, sperano di trovare una comunità accogliente, disposta a dar loro una chance sia sul fronte personale che lavorativo. Nel 2024, il progetto del ministero dell’Interno al quale il Comune aderisce ha permesso di dare accoglienza a un totale di 37 minori stranieri non accompagnati.

Tra questi, 30 hanno ottenuto un permesso di soggiorno per minore età, uno ha la richiesta asilo e sei hanno avuto accesso al prosieguo amministrativo, un permesso che consente ai ragazzi prossimi alla maggiore età di continuare il loro percorso di formazione e integrazione. Questo strumento, in particolare, permette il passaggio dal Sai minori al Sai ordinario, garantendo una continuità nel supporto. 

Le nazionalità dei ragazzi riflettono le principali rotte migratorie. Nel 2024, a Rimini sono stati accolti tre giovani egiziani, un numero in crescita, otto provenienti dall’Asia, altri otto dal Pakistan, nove ancora dal Bangladesh, uno dal Kosovo e nove dall’Africa subsahariana. 

La storia di S., a Rimini per dare un futuro alle sorelle

Ciascuno dei 37 giovani seguiti grazie al progetto Sai ha alle proprie spalle una storia toccante da raccontare. Venata di sacrifici, spesso di dolore, eppure traboccante di vita.

A. ha 17 anni e viene dal Bangladesh. È cresciuto in un villaggio molto povero, dove la sua famiglia lavorava in una fattoria e senza la possibilità di frequentare la scuola. La sua vita è cambiata soprattutto quando la ragazza che amava è stata costretta a un matrimonio combinato. A. ha così deciso di scappare con lei, ma dopo settimane trascorse in un hotel di Dhaka la sua fuga si è interrotta: la ragazza è stata riportata a casa con la forza e la sua famiglia ha ricevuto minacce per il disonore arrecato. 

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Per lui, però, tornare indietro significava rischiare la vita. Ha quindi intrapreso un nuovo viaggio verso l’Italia e finalmente, a Rimini, ha trovato un’occasione di riscatto: oggi, infatti, svolge un tirocinio nel campo della ristorazione, gli piace e spera che questo stage si trasformi in un contratto.   

E poi c’è S., nato in Guinea, arrivato in Italia a inizio 2024 dopo che suo padre, per una serie di fattori poco fortunati, è stato costretto a smettere di lavorare. Il suo obiettivo, essendo l’unico figlio maschio della famiglia, è quello di trovare un’occupazione dignitosa per dare la possibilità economica alle sorelle più piccole di intraprendere un percorso scolastico. Anche per lui, la città di Rimini è stata sinonimo di una nuova opportunità: qui ha cominciato un percorso allo Zavatta come operatore meccanico e adesso ha un contratto di sei mesi in un’azienda di Spadarolo. Parallelamente sta frequentando le lezioni di italiano per perfezionare sempre di più la sua padronanza linguistica, altro suo sogno. 

Come A, e S., ogni anno decine di ragazzi arrivano a Rimini, portando con sé storie di difficoltà e dolore, ma anche di coraggio e speranza. Sono giovani che hanno lasciato i loro Paesi senza una famiglia al fianco, trovando nelle strutture di accoglienza della città una possibilità di ricominciare. 

Il tempo è il primo ostacolo. Arrivano in Italia con un’età che spesso non permette loro di iniziare un percorso scolastico tradizionale: nel giro di pochi mesi diventeranno maggiorenni e dovranno trovare un modo per essere autonomi. Per questo il Comune di Rimini ha sviluppato il modello “Just in time” in partnership con l’associazione Zavatta, l’Enaip e l’Ial di Riccione: un percorso pensato per rispondere in modo rapido ed efficace alle loro esigenze. 

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Finanziato dalla Regione Emilia-Romagna, il progetto prevede un percorso di formazione professionale della durata di circa sei mesi, che include al suo interno sia l’apprendimento della lingua italiana, sia uno stage in un’azienda del territorio, che spesso si trasforma in un’opportunità di lavoro stabile. Nel 2025, il progetto si allargherà ulteriormente, includendo anche un corso per operatori nel settore della termoidraulica. 

“L’integrazione di questi giovani è una responsabilità sociale e soprattutto un’opportunità per il territorio, perché significa arricchire la comunità con nuove energie e competenze, rafforzando al contempo l’inclusione sociale del nostro tessuto – commenta l’assessore alla Protezione sociale del Comune, Kristian Gianfreda -. Rimini sta dimostrando che, con percorsi su misura e una rete di supporto solida, è possibile dare un nuovo futuro a ragazze e ragazzi con un difficile passato alle spalle, scongiurando magari il pericolo che possano cadere nel dramma dell’illegalità. Un investimento che beneficia tutti, a cominciare dal tessuto economico che necessita di forza lavoro e manodopera, qualificata e non, in particolar modo in certi settori. Per questo è importante lavorare per una buona e autentica integrazione, possibile grazie a una sinergia e collaborazione tra tutte le componenti e istituzioni del territorio”.  

 

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www.riminitoday.it è stato pubblicato il 2025-02-03 16:37:00 da


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