Le intimidazioni del professore di religione pedofilo: “Se denunci, mi uccidi”

Le intimidazioni del professore di religione pedofilo: “Se denunci, mi uccidi”


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Intimidazioni e pressioni. Da una parte gli inquirenti che stanno cercando di far luce su una serie di abusi sessuali denunciati da ragazzini di Latina e Terracina e dall’altra persone che, ricorrendo a vari e inquietanti mezzi, stanno tentando di fermare chi chiede verità e giustizia. Il caso del prof di religione e diacono Alessandro Frateschi, arrestato con l’accusa di violenza sessuale su alcuni suoi studenti del liceo scientifico «Majorana», nel capoluogo pontino, e di altri minori terracinesi, si fa sempre più complesso.

L’indagato, da lungo tempo impegnato nelle parrocchie, in una nota associazione cattolica e nel mondo delle case famiglia, avrebbe abusato, tra gli altri, di un minorenne particolarmente fragile. Quest’ultimo, dopo essere stato ascoltato dagli inquirenti, si è trovato con il citofono di casa bruciato da ignoti. Una familiare sarebbe invece stata avvicinata dallo stesso Frateschi, ancor prima dell’avvio delle indagini, e si sarebbe sentita chiedere di convincere la vittima a non presentare denuncia: «Insisteva per convincermi, dicendomi che avrebbe perso il lavoro, i figli e…».

Non a caso il procuratore aggiunto Carlo Lasperanza, chiedendo l’arresto del prof e diacono, ha specificato: «L’indagato si è già dimostrato in grado di ostacolare l’acquisizione dei necessari elementi di riscontro probatorio, contattando testi per indurli a rendere dichiarazioni mendaci o reticenti». Senza contare che la sorella del minore avvicinata da Frateschi sarebbe stata avvicinata anche dalla moglie di quest’ultimo e «sottoposta a pressione psicologica». La moglie dell’indagato, secondo la Procura di Latina, avrebbe infatti «minacciato il suicidio e l’omicidio dei figli piccoli», a cui l’interlocutrice «era legata», con l’obiettivo di convincere la donna «a intercedere» nei confronti del familiare, «per indurlo a non sporgere denuncia».

A subire intimidazioni è stata poi la garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Lazio, Monica Sansoni, che a gennaio, raccolte le prime confidenze dagli studenti del «Majorana», ha fatto aprire l’inchiesta che ha portato all’arresto di Frateschi. Due mesi fa l’auto della garante, parcheggiata sotto la sua abitazione, è stata danneggiata. E un mese fa è stato compiuto un ulteriore danneggiamento del mezzo della Sansoni. Particolari che hanno subito portato gli inquirenti ad aumentare la vigilanza e a compiere ulteriori approfondimenti sulla vicenda. Ancora da riscontrare, infine, alcune indiscrezioni su altre vittime avvicinate anche da insospettabili, con ruoli di primo piano in terra pontina, che avrebbero a loro volta cercato di far ritirare le denunce a carico del diacono, subito sospeso dalla diocesi, ed ex prof di religione.

L’indagato è stato arrestato a luglio. Poi, a settembre, è stata notificata al 50enne una seconda ordinanza di custodia cautelare, con l’accusa di aver abusato anche di un altro ragazzino, che all’epoca dei fatti non aveva ancora 14 anni, a cui avrebbe anche fatto vedere un film porno con protagonista un prete.

Le indagini ora stanno proseguendo, sia per appurare se vi siano ulteriori vittime che per far luce sugli autori di pressioni e intimidazioni finalizzate ad alleggerire la posizione del 50enne. Gli inquirenti stanno inoltre cercando di far luce sull’esistenza di un sistema che andrebbe ben oltre Latina e di cui il diacono e prof sarebbe soltanto una pedina. Tanto che su tale fronte sono al lavoro anche altri uffici giudiziari ed è in corso uno scambio di comunicazioni tra la Procura della Repubblica di Latina e quella di Roma.

[ad_2] L’articolo Le intimidazioni del professore di religione pedofilo: “Se denunci, mi uccidi”
roma.repubblica.it è stato pubblicato il 2023-11-04 10:05:40 da [email protected] (Redazione Repubblica.it)


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