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C’è chi, da oltre trent’anni, quotidianamente, commercializza ingenti quantitativi del latte dei produttori piacentini. Poi gradatamente il Consorzio Agripiacenza Latte si è sviluppato, oltre che in Emilia-Romagna, anche in Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Piemonte e Friuli Venezia Giulia ed ora gestisce e commercializza ogni giorno circa 700 tonnellate di latte dei produttori consociati, rappresentando quasi il 2% della produzione di latte italiana, con un fatturato di circa 80 milioni di euro.
Questo latte viene utilizzato principalmente per la produzione di Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Provolone, Gorgonzola, latte alimentare e formaggi freschi. E da un po’ d’anni, nel caseificio di proprietà, a Cortemaggiore, oltre che il Grana padano, si stagiona anche un formaggio a pasta dura, il Bianco d’Italia, che sta conoscendo un crescente successo sia sul mercato nazionale che in quello estero.
Ebbene, a dirigere, da consolidato nocchiero, tutto questo “traffico”, c’è fin dalla sua costituzione Roberto Arata ed ovviamente a lui ci siamo rivolti per ottenere un rapido consuntivo (tra una trattativa quotidiana ed un’altra) dell’anno appena terminato e qualche proiezione su quello, il 2024, appena iniziato, partendo da una fondamentale premessa: che questo scenario commerciale è in perenne, rapido e fluttuante movimento, per cui quello che può essere valido per i primi mesi, può rapidamente mutare. Non a caso i contratti, da tempo, vengono stipulati, trimestralmente ed il mercato del latte dipende strettamente da quello dei formaggi.
«Il 2023 – rammenta il direttore di Agripiacenza latte – è stato caratterizzato da una partenza “sprint”, con un buon prezzo, per poi è gradatamente sceso nei mesi successivi; quello pagato in media da Galbani (Lactalis) nell’anno è stato di 52,4 centesimi al litro. In questo momento il mercato dei formaggi è tonico, sia per il valore, che per i volumi e questo ovviamente ricade favorevolmente sul prezzo del latte caratterizzato, a livello europeo, da un calo della produzione, non solo in Italia, ma soprattutto in Francia, poi in Germania e Polonia e questo dovrebbe sostenere il prezzo per i prossimi mesi; ma in questo contesto ormai globalizzato, il condizionale è sempre d’obbligo ed è condizionato anche da altri fattori».
«Mi riferisco – soggiunge Arata – ad una situazione politica per niente tranquilla, proprio alle porte dell’Europa ed è fortemente auspicabile un ripensamento sui tassi di interesse che di fatto hanno “ingessato” i prestiti che sono ormai indispensabili per gli investimenti delle aziende. Un’altra delle cause che hanno prodotto la minor produzione, soprattutto in Francia (ma è un fenomeno che riguarda anche noi), è un ormai indispensabile ricambio generazionale che, mancando nel paese d’Oltralpe, ha determinato la chiusura di molte piccole realtà aziendali poco ristrutturate, per cui sono aumentati gli abbattimenti. Ora è necessario che ogni azienda si strutturi in maniera adeguata nelle sue dimensioni e soprattutto venga coadiuvata dalle nuove tecnologie che sono in grado di essere gestite in maniera ottimale dalle giovani generazioni all’uopo addestrate e che consentono, fatto non trascurabile, anche una migliore qualità di vita degli operatori, oltre che all’indispensabile benessere animale».
«I supporti informatici consentono in effetti di controllare in tempo reale non solo le produzioni, ma ogni seppur minima anomalia della mandria ed intervenire tempestivamente. E’ ovvio poi che alla base deve sempre esserci la passione per questa coinvolgente attività ed in questo la sinergia tra generazioni è indispensabile per la sua trasmissione. Questo vale non solo per l’allevamento, ma anche per la trasformazione e per tutta la filiera, perché anche far conoscere ed apprezzare le prerogative di qualità dei nostri prodotti è fondamentale. Così auspico una filiera sempre più coesa dove sia rivalutato maggiormente il ruolo dei produttori».
www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-01-05 18:08:53 da
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