“Legge ad Tridinum” approvata: Deposito nucleare e Trino sempre più vicini


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Modifiche in corsa per rendere il territorio idoneo

VERCELLI (09.02.2024 – 19.25) – La decisione era prevista ma il colpo è certamente difficile da digerire per tutti coloro (e sono molti, nonostante quanto si dica in giro, soprattutto a Trino) che il Deposito Unico Nazionale dei rifiuti radioattivi a Trino non lo vogliono.


UNA LEGGE “AD TRIDINUM”

E’ stata infatti pubblicata la conversione del decreto legge che aveva aperto alle autocandidature. E sono apparse le modifiche, magiche per qualcuno. Il provvedimento di conversione conferma quanto previsto nel Decreto Energia.

In particolare, la possibilità per tutti gli enti locali, sia inclusi nella Carta Nazionale delle Aree Idonee (CNAI) che non inclusi, di inviare al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e a Sogin la propria autocandidatura a ospitare l’opera, nei 90 giorni successivi alla pubblicazione dell’elenco delle aree idonee previste nella proposta di CNAI sul sito web dello stesso Ministero. È previsto, inoltre, che Sogin accerti che eventuali aree autocandidate non presenti nella proposta di CNAI possano essere riconsiderate, tenuto conto di vincoli territoriali nel frattempo decaduti o sostanzialmente modificati o per ragioni tecniche superabili con adeguate modifiche al progetto preliminare del DNPT. 

Una legge, di fatto, “ad Tridinum”. Appurato che la cittadina vercellese è stata l’unica a inoltrare richiesta di autocandidatura. Una modifica sostanziale, che permetterà di rivalutare un territorio che fino a ieri era stato classificato, e per due volte, come “non idoneo”.

Ora, con molta probabilità, lo diverrà. Se tutto andrà come si augurano Governo, ministero dell’Ambiente e il sindaco Daniele Pane, Trino potrà ospitare il Deposito Unico Nazionale. Per la felicità delle generazioni future.


COME GETTARE UN FIAMMIFERO ACCESO IN UN MAGAZZINO DI FUOCHI ARTIFICIALI

Un Deposito che verrebbe realizzato in un’area ad altissima densità di cittadinanza, che in un raggio di 50 chilometri annovera quasi due milioni di abitanti e sei capoluoghi di provincia (Vercelli, Novara, Biella, Asti, Alessandria e Torino). Una struttura che, se fatta, ospiterà rifiuti radioattivi a bassa e a media attività ma anche, temporaneamente, quelli ad alta intensità. Quelli potenzialmente più pericolosi. Che sarebbero trasferiti da Saluggia, “sradicati” da un luogo definito pericoloso in quanto vicino a un fiume, il Po, per essere posizionati a Trino. Zona altrettanti vicina allo stesso fiume, in una zona umida, in mezzo alle risaie, con acqua affiorante, falde acquifere altamente vulnerabili e dove, a soli 2 metri di profondità, si trova uno dei bacini più grandi del Piemonte, al quale attingono gran parte degli acquedotti piemontesi. Come gettare un fiammifero acceso in un deposito di fuochi artificiali.


“QUALCUNO”, PRIMA O POI, DOVRA’ SPIEGARE A INTERE GENERAZIONI

Follia? Forse. Anzi, probabilmente. Soprattutto nel…

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www.vercellinotizie.it è stato pubblicato il 2024-02-09 22:12:48 da Andrea Borasio


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