“Lucio Battisti. Il genio Invisibile”, il nuovo libro di Andrea Scanzi #shorts

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Dopo i best seller su Franco Battiato e Giorgio Gaber, il volo si sposta sopra Lucio Battisti. Come spiega lo stesso autore, ci sono almeno dieci motivi per scrivere di Battisti: perché è la più grande e geniale espressione italiana del concetto di “canzone popolare”; perché sta all’Italia come i Beatles stanno al mondo; perché credono di conoscerlo tutti, ma in realtà lo conoscono in pochi; perché era un genio: un implacabile costruttore di melodie, ora immediatissime e ora ricercatissime; perché nessuno, tra i miti italiani, ha coltivato così ostinatamente il concetto più assoluto e totale di assenza; perché se ne fregava della politica, ma è stato uno dei più grandi rivoluzionari del Novecento; perché ancora oggi viene chiamato da molti “papà dei cantautori”, eppure “cantautore” in senso classico non lo era per niente; perché quando Mogol gli dava dei testi splendidi sapeva esaltarli, e quando gli propinava dei testi bruttini sapeva esaltarli lo stesso; perché non ha parlato quasi mai, ma ha detto tutto.

E, infine, perché Scanzi lo ha sempre adorato.

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43 Comments

  1. Battisti è sempre stato un tipo schivo, non amante della troppa visibilità. Di fatti ha fatto pochissimi concerti dal vivo. Era anche un po' antipatico. Inoltre, la grandezza di Battisti che tutti noi conosciamo, non sarebbe mai esistita se non fosse stato per Mogol. Sono i testi di Mogol che hanno reso Battisti il grande artista che conosciamo. Ma si sa, Scanzi come scrittore non vale una sega, non mi meraviglia che racconta l'esatto opposto di ciò che è effettivamente. Dopotutto Scanzi ha sempre fatto così.