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Arriverà questa mattina al cimitero di Castelvetrano la salma di Matteo Messina Denaro, deceduto lunedì notte nell’ospedale de L’Aquila, in Abruzzo. Ammalato di cancro dal 2020, le sue condizioni si sono aggravate negli ultimi mesi. Nel suo testamento biologico ha scritto di non volere accanimento terapeutico e alimentazione forzata.
Le tappe
Venerdì era entrato in coma irreversibile e non gli è più stato somministrato il cibo. Il feretro, una cassa in cedro scelta dalla nipote e legale, Lorenza Guttadauro, unica della famiglia a vedere il capo mafia dopo il decesso, ha lasciato il nosocomio abruzzese ieri sera.
Conclusa l’autopsia “Morte per cause naturali”
Nel pomeriggio sul corpo del padrino era stata effettuata l’autopsia, disposta in accordo dalla procura di Palermo e da quella de l’Aquila. L’esame, eseguito dal medico legale di Chieti Cristian D’Ovidio, che ha confermato il decesso per cause naturali, si è concluso nel pomeriggio. Poco dopo sono arrivati il nulla osta alla sepoltura e il dissequestro della salma e la bara è stata caricata su un carro funebre venuto da Castelvetrano.
Omicidio colposo. E’ questo il reato che campeggia sul foglio “modello 44” (quello che si utilizza quando non ci sono indagati, dunque per gli ignoti) redatto dalla procura dell’Aquila (procuratore capo Stefano Gallo, sostituto procuratore, Simonetta Ciccarelli) nell’ambito degli accertamenti medico-legali irripetibili voluti dalla stessa procura del capoluogo di regione, di concerto con quella di Palermo, ed eseguiti non soltanto per offrire ai familiari di Matteo Messina Denaro un resoconto dettagliato sulle condizioni di salute dell’ex boss di Castelvetrano (ricoverato al San Salvatore dell’Aquila, in una cella per detenuti al 41 bis diventata nel tempo una sorta di hospice) ma anche sull’evoluzione della malattia (un cancro al colon già in uno stadio avanzato) e più in generale sull’attivita’ incessante messa in campo dai medici e paramedici a vario titolo.
“Sgombrare il campo su possibili future azioni legali”
L’autopsia – scrive l’Agi – come è facile comprendere servirà in qualche modo anche a sgombrare il campo su possibili future azioni legali da parte, magari, di rappresentanti di associazioni che da tempo si battono contro il regime del cosiddetto carcere duro. Si tratta di un punto di vista meramente tecnico con il quale si è deciso, appunto, di ipotizzare contro ignoti una presunta colpa medica. Salvo colpi di scena, lo stesso fascicolo, sarà destinato ad essere archiviato, una volta che gli esami effettuati ieri mattina all’obitorio dell’ospedale “San Salvatore” dell’Aquila, saranno messi a disposizione dall’anatomopatologo Cristian D’Ovidio – che ieri ha eseguito l’esame durato 4 ore – ai due pubblici ministeri e che gli stessi abbiano risultati compatibili con la gravità del quadro clinico del paziente.
Vietati i funerali pubblici
Un lungo viaggio, “l’ultimo” del boss, che si concluderà al cimitero del paese di cui la famiglia è originaria. La Questura di Trapani, che ha vietato i funerali pubblici, ha dettato regole stringenti sulla cerimonia. In un camposanto blindato già da ore, pochi familiari assisteranno alla tumulazione: certamente le sorelle Giovanna e Bice, il fratello Giovanni e la figlia da poco riconosciuta Lorenza, daranno l’ultimo saluto al boss. Non dovrebbe esserci la madre, invalida ormai da anni.
Nessun funerale religioso
Le esequie dovrebbero concludersi entro questa mattina. Non ci saranno funerali religiosi. La Chiesa li vieta per i mafiosi, una posizione ribadita con nettezza dal vescovo di Mazara del Vallo Giurdanella, come riporta l’Ansa: “In questo momento noi come Chiesa stiamo dalle parti delle vittime – ha detto – stiamo dalla parte della giustizia, perché le persone che hanno subìto ogni forma di violenza atroce, fatta di morte, possano sentirsi accompagnati da processi urgenti che la società civile, forze dell’ordine, magistratura ma anche la comunità scolastica ed ecclesiastica deve avviare, per liberare questo territorio dalla cultura della sopraffazione, della prepotenza, della logica del più forte”.
E così, davanti a pochi familiari (molti come le sorelle Patrizia e Rosalia, tre cognati e il nipote prediletto Francesco Guttadauro sono in carcere) calerà oggi il sipario sulla vita dell’ultimo grande latitante di Cosa nostra.
www.rainews.it è stato pubblicato il 2023-09-27 07:00:00 da

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