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Si è tenuto nella serata di martedì 28 novembre, al teatro comunale di Lona, l’incontro fra il commissario di governo Filippo Santarelli e i residenti di Lona Lases. Un dibattito per discutere del futuro del comune, da oltre due anni senza sindaco, e un modo anche per le autorità per provare a dare un segnale agli abitanti del paese, finito al centro della cronaca per le recenti infiltrazioni della ‘ndrangheta nel territorio e nella gestione delle cave di porfido. Presenti sul palco, insieme a Santarelli, il commissario straordinario di Lona Lases Alberto Francini e, in rappresentanza della provincia, la dirigente del dipartimento economico Laura Pedron. Seduti in sala anche i consiglieri provinciali Filippo Degasperi (Onda) e Walter Kaswalder (Patt), oltre all’ex consigliere e candidato presidente del Movimento 5 Stelle delle ultime elezioni Alex Marini.
Così il paese dell’oro rosso ha eliminato la politica
È stato Francini a prendere la parola per primo, ripercorrendo la storia delle infiltrazioni mafiose in nord Italia e lanciando subito il messaggio ribadito poi dalle autorità presenti sul palco: “La sentenza Perfido di luglio scorso – dice –, insieme all’attività dei diversi gruppi di pressione, sono un punto di partenza, primi segnali che hanno aperto gli occhi sul fenomeno di queste infiltrazioni in Trentino. Ora serve guardare al futuro, serve qualcuno coraggioso che di fronte a quanto successo qui dica ‘io non ci sto’ e si faccia avanti per fare il bene dei cittadini, senza condizionamenti”. Una riflessione anche sulla portata del fenomeno mafioso nella provincia autonoma: “Qui la criminalità organizzata è ancora un mondo che deve mettersi in moto – spiega il commissario -, non ci sono organizzazioni indigene nate nel territorio. E per questo dico che proprio dal territorio, anche con l’aiuto della politica provinciale e nazionale, deve partire il contrasto al fenomeno”.
Anche Pedron auspica un maggior coinvolgimento della gente per fronteggiare l’emergenza del comune della val di Cembra: “Quello che possiamo dire è che su tutto il territorio c’è una forte collaborazione fra la politica e le forze dell’ordine – dice –, noi chiediamo anche ai cittadini e ai lavoratori di aiutare a far emergere anche piccoli segnali che ci permettano poi di approfondire situazioni critiche come quella che si è verificata qui a Lona Lases. Perché di fronte a scenari simili si corre il rischio dell’immobilismo, ovvero che davanti alle problematiche si preferisca lasciare le cose come stanno e non agire per risolverle. Dobbiamo prevenirlo”. Una considerazione anche sull’intervento a livello provinciale: “Il settore del porfido aveva 2000 dipendenti fino a pochi anni fa, ora ne ha 500. Dal 2017 cerchiamo di dare nuovo vigore a questa attività, perché torni a essere funzionante, e vogliamo che lo sia basandosi sui principi di etica e legalità: chi non li rispetta è fuori, è il messaggio che vogliamo dare sia alle imprese che ai lavoratori”.
“L’azione della magistratura è l’unica cura”
Ha preso parola quindi Santarelli: “Ci tenevo molto a questo incontro e vedere tanti presenti mi fa piacere – esordisce il prefetto -. La democrazia è partecipazione, anche ad assemblee come questa e alla lotta elettorale per le diverse cariche politiche. Quanto successo qui a Lona Lases è qualcosa di doloroso, nella comunità ho trovato quella sensazione dura che ho vissuto in altre realtà durante la mia carriera. Per questo so quanto queste cose colpiscano, facciano male, so che la prima cosa che si tende a fare è cercare di chiudersi e parlarne il meno possibile. Ma, così come quando ci ammaliamo dobbiamo capire come ci siamo presi la malattia, così dobbiamo avere la forza di fare un esame di coscienza, e intendo tutti noi, comprese le istituzioni, le associazioni, gli enti, i sindacati”. Sguardo, quindi, sempre rivolto al futuro della comunità: “Come diceva prima di me la dottoressa Pedron- prosegue Santarelli – potevamo fare di più e meglio, ma dobbiamo fare tesoro anche di questi errori per andare avanti verso il futuro. La cura per questa ‘malattia’ è una sola: l’azione della magistratura, verso la quale, quindi, dobbiamo tutti avere fiducia. Il secondo passo, poi, sarà quello di creare degli ‘anticorpi’ per evitare che si creino altre situazioni di questo tipo nel nostro territorio. L’impegno mio e delle forze dell’ordine sarà massimo”.
Le reazioni
Il dibattito poi si è allargato con i diversi interventi dei presenti, da quelli più polemici a quelli invece più in accordo con le autorità presenti sul palco. Walter Ferrari, portavoce del Coordinamento lavoratori porfido (Clp), ripercorre la storia dell’infiltrazione mafiosa nel comune criticando anche la recente candidatura di Pasquale Borgomeo (unico candidato elle ultime elezioni comunali, fallite per il mancato raggiungimento del quorum) e descrivendo invece l’azione della magistratura come tardiva. Marini lancia un appello alla politica: “Dobbiamo fare in modo che la politica conosca i fatti e le modalità dell’infiltrazione mafiosa – dice l’esponente pentastellato -, perché il criminale fa il criminale, sta nell’ordine della natura, ma il problema è quando il politico non fa il suo lavoro”. Degasperi invece separa le responsabilità a livello politico e punta il dito contro la provincia: “Questa è una vicenda che si sviluppa all’interno di competenze che sono esclusivamente della provincia autonoma di Trento – dice il candidato di Onda -. Non ho nulla di personale ovviamente contro la dottoressa Pedron, ma io oggi qui non avrei fatto salire sul palco un rappresentante provinciale. Non posso invece che ringraziare lo Stato italiano, perché altrimenti sono convinto che staremmo ancora a raccontarci la storiella sulle prospettive future di un settore ormai decotto come quello del porfido”. Kaswalder invece elogia l’attività della magistratura e delle forze dell’ordine coinvolte nell’indagine e nella sentenza Perfido, ribadendo la necessità di “guardare avanti, senza rivangare continuamente il passato”.
www.trentotoday.it è stato pubblicato il 2023-11-29 16:20:00 da
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