«Mai maltrattato né rinchiuso nello stanzino»


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«Lo abbiamo sempre trattato bene, viveva con noi, mangiava con noi e dormiva in casa. Quel giorno, lo avevamo chiuso nello stanzino perché non c’era nessuno che potesse prendersi cura di lui. Ma è stata l’unica volta». È, in sintesi, quanto raccontato al giudice Anna Freschi (il pubblico ministero è Sara Macchetta), da madre e figlio accusati di sequestro di persona e maltrattamenti nei confronti del marito di lei, un piacentino di 73 anni, originario di Codogno. Nel processo è coinvolta anche l’anziana suocera che sarà ascoltata nell’udienza fissata a marzo. L’ottantenne è stata accusata dall’uomo di averlo colpito con degli schiaffi sulle gambe. Oltre ai due difensori, gli avvocati Lorenza Dordoni e e Kornelia Milocheva Yourokova, quest’ultima del Foro di Milano, erano in aula l’avvocato di parte civile Alberto Lenti, nominato dall’amministratore di sostegno, l’avvocatessa Maria Chiara Cervini.

L’uomo venne trovato dalla polizia, chiamata da alcuni vicini, il 9 febbraio del 2023, chiuso in uno stanzino annesso all’abitazione dove la famiglia viveva. Oggi l’uomo è ospitato alla casa di cura Vittorio Emanuele: nelle scorse ore è stato ascoltato dal giudice.

A parlare per primo è stato il figlio 40enne della donna e le due testimonianze coincidono quasi in tutto. L’uomo ha raccontato che quel giorno, tornato dal lavoro, aveva trovato la polizia. Aveva visto il marito della madre in buone condizioni, ma era preoccupato perché la madre aveva portato la nonna a Castelsangiovanni per un intervento di natura oncologica. Il 73enne era rimasto solo anche perché la sorella della madre quel giorno non poteva essere lì.  

Insomma, non c’era nessuno che potesse badare a quell’uomo. Il 40enne, rispondendo alle domande, ha spiegato come è fatta la casa, negando di averlo mai chiuso dentro, anche se la porta esterna dello stanzino aveva un chiavistello usato solo quel giorno. Anche la madre, di 60 anni, ha spiegato a lungo come viveva la famiglia rispondendo alle tante domande che le sono state poste. I due si erano sposati nel 2003, poi l’uomo nel 2009 aveva subito un intervento al cuore e più avanti aveva avuto anche un ictus. Una situazione sanitaria che richiede l’assunzione di diversi farmaci al giorno. In seguito, la moglie lo aveva fatto visitare da una psichiatra al servizio di Igiene mentale.

Lo stanzino era stato sistemato: le pareti non erano di lamiera ed erano coibentate, c’erano un bagno, una finestra e una porta finestra con un maniglione antipanico, una stufetta, un letto, una tv, un bagno e una doccia. Il 73enne, che aveva problemi a muoversi, ogni tanto usciva da solo e in diverse occasioni è stato trovato o in giardino o mentre attraversava la Caorsana per andare al bar o alle poste. «Era pericoloso per la sua sicurezza. E poi spesso andava al bar a bere e avevamo avvisato il barista di non dargli alcol. Qualche volta è stato accompagnato a casa dal postino o da altre persone che lo vedevano girare da solo» ha detto il figliastro dell’anziano.

Prima del 9 febbraio, ha detto il 40enne, a novembre era stato portato in vacanza, in auto, in Bulgaria con tutta la famiglia – dove era anche stato festeggiato il suo compleanno – e da lì tutti insieme avevano anche visitato la Macedonia e la Grecia.

Il 73enne, però, secondo le testimonianze, alternava momenti di normalità ad altri di agitazione. Drammatico il racconto quando madre e figlio hanno riportato in aula che lui li minacciava, a volte con un coltello, dicendo loro di ucciderli mentre dormivano o, peggio, accusando la moglie di avere rapporti con il figlio e con altri uomini: «Ma non era vero nulla» hanno detto con decisione.

Replicando alle contestazioni sulle cattive condizioni in cui sarebbe stato tenuto, la moglie ha raccontato che lui a fatica in casa si muoveva da solo e che era caduto diverse volte. Una volta, lei gli aveva fatto la doccia e usciti dal bagno lei stava aprendo la porta della camera quando ha visto l’uomo precipitare dalle scale. Aveva chiamato l’ambulanza e il marito era stato soccorso. La caduta, gli urti in casa, insieme all’assunzione di farmaci, erano la causa di alcuni ematomi che il 73enne presentava sul corpo, hanno spiegato.

Sul fatto di aver trovato delle ciotole di metallo per il cibo, madre e figlio hanno spiegato che tutti mangiavano, a volte, in quelle ciotole, ma in genere l’uomo sedeva a tavola con loro e non gli veniva imposto nulla.

Nello stanzino, poi, è stato trovato un letto con sopra al materasso del cellophane. Serviva per non farlo sporcare hanno detto e quel letto era usato per comodità, solo quando gli faceva la doccia o ci si sedeva per guardare la tv, ha affermato la moglie. In aula sono stati mostrati la ciotola e la coperta imbottita usata per coprirsi quando era nello stanzino.

Quando, dopo il 2009, la malattia peggiora la moglie decide di farlo visitare da una psichiatra perché c’era qualcosa che non andava nei comportamenti, «l’ho fatto vedere per la testa. Lo curavo come un bambino».

Sulla vicenda dell’abitazione acquistata nel 2005, mamma e figlio hanno sottolineato come l’uomo non avesse mai contribuito: una parte iniziale dei soldi veniva dalla sorella della donna che, in seguito (lavora come operaia in una cooperativa) aveva acceso un mutuo poi estinto. L’uomo ha una pensione, con un accompagnamento, che veniva versata su un conto corrente postale cointestato ai due coniugi. Dopo l’allontanamento dell’uomo, l’amministratore di sostegno gestisce i 17mila euro che erano sul conto. E legati all’aspetto economico, ci sono anche 5mila euro che la donna ha detto di aver versato, nel tempo, per coprire i contributi mancanti alla previdenza degli artigiani e far ottenere così la pensione.

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www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2025-01-17 08:50:00 da


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