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L’ex presidente della Pubblica Assistenza Sant’Agata di Rivergaro è stata rinviata a giudizio nella giornata del 5 aprile con le accuse di peculato e falso in atto pubblico dal gup Francesca Gigli che ha accolto la richiesta del pm titolare delle indagini, Matteo Centini. La donna era difesa dall’avvocato Eolo Alessandro Magni (che in questa occasione ha sostituito il collega Antonio Ingroia). Per Katia Sartori quindi si va verso il rito ordinario – certa di poter dimostrare la propria innocenza in dibattimento – e la prima udienza è stata fissata a giugno. «Ci difenderemo nel merito, noi riteniamo che l’accusa sia infondata», ha dichiarato al termine dell’udienza l’avvocato Magni, mentre Sartori dice: «Mai preso nulla dalla Pubblica Sant’Agata, mai usato i fondi dell’Ausl a scopi personali».
Posizione marginale invece per l’ex vicepresidente del sodalizio, che dovrà rispondere di concorso in peculato per un solo capo di imputazione (un bonifico di 2mila euro a favore di un’associazione di cui era il presidente e con la quale collaborava la Sant’Agata, ritenuto legittimo dalla difesa proprio in quest’ottica). Per gli altri due imputati il gup invece ha deciso per il non luogo a procedere perché il fatto non sussiste: entrambi erano accusati di violazione di domicilio. Questi erano difesi dagli avvocati Renato Caminati e Marco Malvicini. Contestualmente il liquidatore dell’associazione, che non esiste più, si è costituito parte civile con l’avvocato Sara Ferrara ma solo verso l’ex presidente. Il caso eplose nel 2021 – quando fu arrestata – e provocò un terremoto in Valtrebbia, tanto da causare anche l’espulsione della Sant’Agata dal circuito Anpas (il territorio – molto vasto – è coperto ad oggi dalla Pubblica Assistenza Valnure). Da quel momento l’associazione era stata messa in liquidazione.
L’ACCUSA – Per la Procura, Sartori ha utilizzato indebitamente somme destinate dall’Ausl di Piacenza alla Sant’Agata avendo «l’uso esclusivo possesso della cassa dell’associazione e usando personalmente le carte di credito intestate all’organizzazione di volontariato». Secondo i militari della guardia di finanza, coordinati dal sostituto procuratore Matteo Centini, le indagini hanno dimostrato «il metodico utilizzo dei fondi per spese personali, come l’acquisto di generi alimentari, prodotti per la casa, prodotti di profumeria, creme di bellezza, cibo per animali domestici, abbigliamento e giochi per bambini». La procura aveva anche quindi disposto il sequestro di beni per circa 100mila euro, «pari al valore delle distrazioni accertate». «Per giustificare le uscite il presidente – fecero sapere gli inquirenti all’epoca – era solito creare false note di rimborso spese a nome degli ignari volontari; l’assenza di fatto di organismi di controllo, come il collegio dei revisori o dei probiviri, esistenti solo sulla carta, hanno facilitato la perpetrazione delle distrazioni».
LA DIFESA – Sartori dal canto suo ha sempre respinto le accuse con forza e anche al termine dell’udienza ha spiegato: «Non ho voluto patteggiare perché voglio dimostrare la mia innocenza. Non ho rubato mai niente. Anzi, ho talvolta anticipato miei soldi personali quando la Pubblica era in difficoltà a causa dei ritardi dell’Ausl. Non ho mai usato fondi a scopi personali come già ho sostenuto». «Sono entrata nella Sant’Agata nel 2003 e nel 2018 il bilancio era sotto di 54mila euro, l’anno dopo, da presidente, lo avevo portato all’attivo di 1500 euro. Ho fatto l’impossibile per salvarla», dice Sartori in lacrime.
«Le spese che mi contestano erano cesti di Natale per dipendenti e volontari (creme etc) acquistati come regali, mentre il cibo o la sabbia per animali erano destinate al gatto che avevamo in sede e tutti lo sapevano. Anche dopo l’ordinanza mi hanno tutti sostenuto, tutti erano con me». E sull’accusa di falso: «Mai falsificato nulla. Esiste un verbale nel quale una dipendente, sentita dagli inquirenti, ammette palesemente di aver fatto la mia firma e quella di altri sugli atti». Sull’uso, per scopi personali, di un Renegade dell’associazione contestato dalla procura, la difesa sostiene che la vettura «pur essendo esteticamente un’automedica non poteva essere utilizzata in nessun caso per gli interventi di soccorso, dato che non aveva le autorizzazioni necessarie». La difesa, con alcune memorie, contesta anche l’accusa di peculato, reato contro la pubblica amministrazione: «l’associazione era un’associazione privata, e Sartori non era incaricata di pubblico servizio».
www.ilpiacenza.it è stato pubblicato il 2024-04-06 07:05:00 da

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