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La fiction Mameli recentemente trasmessa su Rai 1 ha suscitato interesse misto a perplessità. Non pochi, infatti, si sono lamentati per una limitata attendibilità storica. Io ritengo che qualsiasi opera, letteraria artistica filmica, vada giudicata unicamente per sé e non per i riferimenti al tempo e all’ambiente cui si riferisce. La Gioconda di Leonardo vale perché suscita emozioni non perché il panorama rappresentato sullo sfondo è identificabile con un paesaggio reale. Identica osservazione vale per la persona raffigurata di cui, per di più, non è davvero facile l’identificazione di genere.
Tuttavia, se un’opera si propone esplicitamente come ricostruzione di avvenimenti passati, è corretto chiedersi quanto sia riuscita nel suo proposito. Già in un mio intervento apparso di recente su questo giornale ho detto che alcuni punti che riguardano la situazione dello Stivale nel 1849 non sono convincenti. Qua, invece, desidero dire di una cosa che riguarda esclusivamente la Spezia, che nessuno ha notato e che mi pare contraria alla reale situazione del tempo. La nostra città è citata nel quarto ed ultimo episodio.
Carlin, un amico di Goffredo che è con lui e Bixio a Roma per difendere la Repubblica del ’49, saputo che Genova da cui vengono, è sotto assedio, invita gli amici a tornare a casa per difenderla. Per questo propone Ci imbarchiamo per la Spezia (testuale, minuto 18 del 4° episodio visibile su Ray Play). Ma allora la Spezia come scalo valeva ben poco. Nel 1822 Byron per trasferirsi nella villa di Albaro parte da Lerici che era ben più affidabile come stazione navale. Nel ’49 il padrone Paolo Azzarini sbarca Garibaldi a Portovenere da dove l’Eroe raggiunge la Spezia con una barca: ad ogni scalo il suo natante.
Abbandonando il panorama locale, aggiungo che la fiction non spiega perché i bersaglieri di Lamarmora stavano bombardando la Lanterna che poi avrebbero razziato commettendo ruberie, violenze, stupri. Nel 1815 il Congresso di Vienna aveva assegnato il territorio dell’antica Repubblica genovese al Regno di Sardegna ma i Genovesi erano delusi dell’atteggiamento del Governo piemontese nei loro confronti. Torino, infatti, non si curò della vocazione mercantile insita in loro preferendo incentivare le attività agricole.
Inoltre, quando Vittorio Emanuele firma l’armistizio del Vignale accetta l’occupazione austriaca di Alessandria e del Monferrato, cose che fanno pensare all’antica Dominante che una loro cessione a Vienna sia possibile. Da qui nasce la rivolta antipiemontese: rabbia per scelte politiche datate e incertezza del futuro. Ma di questo la fiction tace.
www.cittadellaspezia.com è stato pubblicato il 2024-02-25 13:31:51 da
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